Metodi per la valutazione del danno

Da Lca rifiuti.

La fase di LCIA (Life cycle impact assessment), descritta dalla norma ISO 14040-44 (2006), ha lo scopo di convertire i dati precedentemente elaborati sui materiali e relativi processi in potenziali danni ambientali, attraverso procedimenti tecnici di tipo tecnico-quantitativo. Vengono valutati e quantificati, infatti, gli effetti nocivi sulla salute e sull'ambiente prodotti dall'oggetto di analisi nel corso del suo ciclo di vita. Il livello di dettaglio, la scelta degli impatti sui quali soffermarsi maggiormente e le metodologie da utilizzare dipendono dall'obiettivo e dal campo di applicazione dello studio.[1]

Schema della elaborazione

Il procedimento per questo tipo di elaborazione risulta piuttosto complesso, e si articola in cinque fasi:

a. definizione delle categorie di impatto, secondo cui vengono identificate le tipologie di impatto indagate dal sistema di valutazione;

b. classificazione: la fase in cui i dati, raccolti precedentemente nell’inventario, vengono assegnati ad una o più categorie di impatto ambientale. Per la scelta delle categorie di impatto, può essere considerato completo e attendibile il documento elaborato dalla SETAC, Working Group on LCIA, (de Haes, 1999) sulle tipologie di impatto relativo alle attività antropiche, così distinte in impoverimento di risorse abiotiche, impoverimento di risorse biotiche, uso del territorio, riscaldamento globale, produzione di rifiuti solidi, impoverimento dell’ozono stratosferico, eco-tossicità, tossicità per l’uomo, acidificazione, arricchimento in nutrienti;

c. caratterizzazione delle emissioni e delle risorse nelle categorie di impatto: i dati presenti nell’inventario, e facenti parte di tipologie di impatto classificate precedentemente, vengono ora convertiti in contributo relativo alle categorie di impatto, di ogni singola sostanza emessa o risorsa utilizzata, moltiplicandoli per i fattori di caratterizzazione. Il fattore di caratterizzazione misura l’intensità dell’effetto della sostanza sul problema ambientale considerato ed è stabilito da una autorità sulla base di considerazioni di carattere scientifico. Il risultato della fase di caratterizzazione è il profilo ambientale del prodotto;

d. damage assessment o caratterizzazione delle categorie di impatto nelle categorie di danno: i valori del danno dovuto alle categorie di impatto vengono moltiplicati per i fattori di damage assessment e sommati nelle rispettive categorie di danno;

e. normalizzazione: i valori ottenuti dalle due fasi di caratterizzazione vengono “normalizzati”, cioè comparati a valori di riferimento – o effetti normali – rappresentati dai dati medi elaborati su scala mondiale, regionale o europea, e riferiti ad un determinato periodo di tempo. Attraverso la normalizzazione è possibile quindi stabilire l’intensità dell’impatto ambientale del sistema studiato rispetto alla media dell’impatto generato dall’uomo nell’area geografica prescelta come riferimento. I fattori di normalizzazione sono relativi alle categorie di danno;

f. valutazione: avviene una pesatura per categoria di danno,rese confrontabili per effetto della normalizzazione. I valori degli effetti, cioè, vengono moltiplicati per i “fattori peso”. Tali coefficienti esprimono l’importanza relativa attribuita alle differenti tipologie di impatto, a seconda della criticità.

La determinazione dell’impatto, a differenza della fase di inventario che ha raggiunto un buon grado di standardizzazione, è ancora caratterizzata da aspetti controversi che necessitano di ulteriori approfondimenti scientifici, nonostante i notevoli sforzi per l’armonizzazione. Inoltre la soggettività legata alla scelta dei criteri di valutazione o di pesatura del danno rende più difficile il conseguimento di un consenso internazionale.

Esistono diversi metodi di valutazione a livello internazionale e verranno analizzate le caratteristiche di alcuni metodi stranieri, utilizzati presso l’ENEA per la valutazione degli impatti ambientali dei casi studio, che verranno dettagliati in seguito: il metodo olandese degli ecoindicatori Eco-indicator 99, il metodo svedese EPS 2000 (Environmental Priority Strategies in product development), il metodo danese EDIP[1] (Environmental Design of Industrial Products) e il metodo IMPACT 2002+ elaborato in Svizzera.

In Eco-indicator, EPS e IMPACT i danni vengono classificati in categorie di impatto, a loro volta raggruppate in categorie di danno; in EDIP i danni vengono classificati soltanto in categorie di impatto. Mediante l’operazione di caratterizzazione e di damage assessment, nei quattro metodi, si ottengono dei valori espressi con unità di misura diverse e soltanto mediante le operazioni di normalizzazione (assente in EPS) e si può ottenere un valore adimensionale (Pt; punti) che rappresenta l’impatto ambientale associato al prodotto.


Il metodo olandese Eco-indicator 99

Il metodo Eco-indicator 99 è un metodo olandese sviluppato dalla Pré (Product Ecology Consultants) per conto del Ministero dell’Ambiente Olandese; costituisce uno strumento efficace per i progettisti, in quanto consente di aggregare i risultati di un LCA in grandezze o parametri facilmente comprensibili ed utilizzabili, chiamati Eco-indicatori.[3]

Quando si applicano gli Eco-indicatori ad un LCA bisogna considerare che tutte le emissioni e tutte le forme di sfruttamento del territorio sono valutate con riferimento all’Europa, con alcune eccezioni e restrizioni:

  • il danno della riduzione dello strato di ozono e il riscaldamento globale sono valutati su scala globale;
  • il danno dovuto ad alcune sostanze radioattive è valutato su scala globale;
  • il danno dovuto all’esaurimento delle risorse è valutato su scala globale;
  • il danno dovuto ad alcune persistenti sostanze cancerogene è definito considerando anche le regioni geografiche contigue all’Europa.

Tale metodo consente di assumere delle sfumature diverse, specialmente per quanto riguarda la valutazione, a seconda degli atteggiamenti e delle convinzioni di ogni persona. Per consentire una rappresentazione più sfaccettata dei risultati, esso è stato pensato in tre distinte versioni, ognuna delle quali rappresenta una certa tipologia di persone. Per definire le ‘classi di persone’ si è fatto uso della Cultural Theory, la quale distingue cinque principali sistemi di valori. Tale teoria è stata elaborata da Michael Thompson (1990), considerando i comportamenti delle persone rispetto a due dimensioni fondamentali dell’esistenza umana:

  • l’attaccamento al gruppo;
  • il grado di indipendenza nei confronti di imposizioni e prescrizioni esterne (il grid).

Differenti combinazioni di valori delle due dimensioni considerate identificano uno stile di vita, che influisce sulle scelte e sul sistema di valori di ciascun individuo e del gruppo a cui appartiene.

Sono descritte di seguito, in maniera sintetica, le caratteristiche distintive di cinque archetipi:

  • Individualista (Individualist): è una persona libera da qualsiasi legame; nella sua visione, tutto è provvisorio e soggetto a negoziazione.
  • Egualitario (Egalitarian): possiede un forte attaccamento al gruppo, ma non alle sue imposizioni; non riconoscendo differenze di ruolo, rende ambigue le relazioni all’interno del gruppo scatenando spesso conflitti.
  • Gerarchico (Hierarchist): è un soggetto che possiede forti legami sia con il gruppo sia con le sue regole; crea una forte stabilità, favorendo azioni di controllo su di sé e sugli altri.
  • Fatalista (Fatalist): dipende profondamente dalle prescrizioni, ma non sente l’appartenenza al gruppo, perciò agisce singolarmente.
  • Autonomo (Autonomist): appartiene ad una minoranza che rifiuta l’influenza del gruppo e di tutte le sue prescrizioni.

A questo punto risulta evidente che le prime tre tipologie di persone fondano le proprie scelte su valide prospettive, al contrario delle ultime due, le quali, per questo motivo, non vengono considerate nel modello. Il fatalista tende, infatti, a non avere opinioni proprie, ma ad uniformarsi al giudizio degli altri, mentre l’autonomista ha un pensiero completamente sfuggente a qualsiasi tipo di modellizzazione.

L’uso della Cultural Theory permette quindi di sviluppare, per ciascuno dei tre archetipi prescelti, un’ampia gamma di atteggiamenti e convinzioni che vanno a costituire una base importante per lo sviluppo della modellizzazione delle scelte personali. I comportamenti e le opinioni alla base del sistema di valori utilizzato in Eco-indicator 99 sono raccolti Tab.1.


UGUALITARIA INDIVIDUALISTA GERARCHICA
Criterio guida Argomentazioni Esperienza Evidenza
Stile nelle scelte Prevenzione Adattamento Controllo
Distribuzione delle risorse Paritaria Prioritaria Proporzionale
Percezione del tempo Lungo periodo Breve periodo Bilanciamento

lungo-breve periodo

Responsabilità verso le generazioni future Presente < Futuro Presente > Futuro Presente = futuro
Visione delle risorse Verso esaurimento Abbondanti Scarse
Percezione del rapporto

fabbisogno-risorse

Gestione del fabbisogno ma

non delle risorse

Gestione delle risorse

e del fabbisogno

Gestione delle

risorse ma non del fabbisogno

Atteggiamento verso la natura Attenzione Laissez-faire Regolamentazione
Atteggiamento verso l’uomo Costruzione di una società egalitaria Channel rather change Restrizione del comportamento
Percezione del rischio Avversione al rischio Ricerca del rischio Accettazione del rischio

Tab.1 Le prospettive culturali di Eco-indicator 99


La classificazione e valutazione dei tre archetipi hanno forti implicazioni sulla metodologia; l’effetto più evidente è che non si ha più un unico modello, ma tre distinte versioni dello stesso modello.

Nella prospettiva individualista il metodo ha incluso solamente le relazioni di causa-effetto, che dispongano di prove della loro validità, e prevede di utilizzare, quando possibile, una prospettiva di breve termine. La preferenza accordata alle situazioni sperimentate rispecchia l’atteggiamento dell’individualista di considerare discutibile tutto ciò che non gli trasmette certezza, così come il fatto che non possa essere provato che gli effetti a lungo termine potranno essere annullati dal progresso della scienza e della società. Per quanto riguarda la salute umana, nella percezione individualista, questa è valutata più importante nei più giovani rispetto agli anziani.

La prospettiva gerarchica comprende meccanismi sostenuti con sufficiente riconoscimento dalla comunità scientifica e politica: l’atteggiamento gerarchico è infatti piuttosto comune all’interno di questi gruppi.

Nella prospettiva ugualitaria il metodo ha adottato un principio precauzionale cercando di non tralasciare nulla, includendo anche ciò che non è completamente provato, riflettendo l’opinione di chi non accetta la guida della comunità scientifica e delle organizzazioni politiche. Allo stesso modo ha utilizzato una prospettiva di lungo termine, non condividendo l’idea che in futuro i problemi potranno essere risolti dal progresso della scienza. È chiaro che questa è la versione più omnicomprensiva, ma anche la più soggetta ad incertezze ed errori.

Come conseguenza di ciò il metodo non ha un solo valore in uscita, ma tre differenti valori dipendenti dalla prospettiva prescelta. Questo potrebbe sembrare un ostacolo per l’utilizzatore del metodo mentre, in realtà, riflette il fatto che il giudizio su problemi ambientali risente della prospettiva culturale entro la quale è esplicitato. Presentando tre diverse prospettive, ciascuno è libero di scegliere quella che ritiene più adeguata allo scopo, può calcolare una media dei tre diversi valori ottenuti, media che potrebbe anche essere pesata considerando la distribuzione della popolazione europea nei confronti delle tre diverse prospettive; bisogna tuttavia considerare che la media dei valori, in questo caso, ha un significato limitato poiché rappresenta la media di tre visioni completamente differenti.

I progettisti del metodo raccomandano di usare la versione gerarchica come predefinita per la valutazione all’interno dei codici di calcolo. Tale prospettiva è infatti quella che trova un maggiore accordo con tutti gli altri modelli. Le altre due prospettive possono essere usate per conferire più forza e sensibilità all’analisi. Il fatto di sapere se l’analisi dipenda o meno dalla prospettiva adottata costituisce essa stessa una informazione molto importante ai fini dello studio.


Il metodo richiede in primo luogo un inventario di tutte le emissioni e di tutti i consumi di risorse da attribuire al prodotto nel suo intero ciclo di vita; il risultato di questo inventario è un elenco di emissioni, consumi di risorse e di impatti di altro tipo (uso e sfruttamento dei terreni ecc.) che, inserito in una tabella, prende il nome di inventory result.

Eco-indicator 99 necessita di alcune specificazioni per la definizione dell’inventario. Sono prese in considerazione emissioni in aria, acqua e suolo. Il metodo valuta esclusivamente tre tipi di danno ambientale:

  • Human Health (Salute Umana)
  • Ecosystem Quality (Qualità dell’Ecosistema)
  • Resources (Esaurimento delle Risorse)

Ogni categoria di danno è a sua volta suddivisa in categorie d’impatto.

La categoria di danno Human Health (Salute Umana) comprende le seguenti categorie di impatto:

  • Danni causati da sostanze cancerogene
  • Danni causati da sostanza organiche alle vie respiratorie
  • Danni causati da sostanza inorganiche alle vie respiratorie
  • Danni causati dai cambiamenti climatici
  • Danni causati dalle radiazioni ionizzanti
  • Danni causati dall’assottigliamento dello strato d’ozono

Il metodo utilizza differenti procedure per collegare l’inventario alle tre categorie di danno principali; tali collegamenti permettono di individuare e pesare all’interno di una singola categoria il tipo di danno relativo alla sostanza emessa o alla risorsa usata. Vengono in questo modo determinati dei fattori specifici da moltiplicare per la quantità della sostanza emessa o consumata.

Per la categoria Human Health vengono eseguite le seguenti analisi:

  • Analisi della diffusività - Fate analysis, che lega la sostanza emessa alla variazione della sua concentrazione nel tempo.
  • Analisi dell’esposizione - Exposure analysis, che lega questa variazione di concentrazione ad una dose.
  • Analisi degli effetti - Effect analysis, che lega la dose di emissione agli effetti sulla salute umana, come il numero e i tipi di tumore e gli effetti respiratori.

Analisi del danno - Damage analysis, che lega gli effetti sulla salute al numero di anni vissuti dall’uomo come ammalato (YLD: Years Lived Disabled) e al numero di anni di vita persi (YLL: Years of Life Lost).

Per la categoria Ecosystem Quality vengono considerati due tipi di impatto: le emissioni tossiche (ecotoxicity) e quelle che modificano l’acidità e i livelli nutritivi (acidification e eutrophication). E per tali categorie di impatto l’analisi procede come segue:

  • Fate analysis, che lega le emissioni alle concentrazioni.
  • Effect analysis, che lega le concentrazioni alla tossicità, ai livelli di acidità o a all’incremento di sostanze nutritive.
  • Damage analysis, che collega questi effetti all’incremento potenziale della scomparsa di piante.

L’uso e la trasformazione del territorio (land use), per le quali l’analisi si basa su dati empirici relativi alla qualità degli ecosistemi, funzione del tipo di uso del territorio e della sua area.

Per la categoria Resources vengono seguite due fasi:

  • Analisi delle risorse - Resource analysis, che lega l’estrazione di una risorsa alla riduzione della sua concentrazione.
  • Analisi del danno - Damage analysis, che lega la minore concentrazione di risorse all’aumento dell’energia spesa per la loro estrazione in futuro.

Nel damage assessment i danni dovuti alle categorie di impatto vengono moltiplicate per il fattore 1 per essere inseriti nelle rispettive categorie di danno, escluso quello dovuto a Ecotoxicity che viene moltiplicato per il fattore 0.1.

La normalizzazione rende omogenei i danni trovati nella fase della caratterizzazione. Per la valutazione del danno occorre confrontare fra di loro i valori ottenuti per le tre categorie. Poiché essi sono caratterizzati da tre differenti unità di misura (DALY, PDF, MJ Surplus), si rende necessaria la fase di normalizzazione, nella quale i risultati ottenuti saranno rapportati ad un valore di riferimento. L’obiettivo è quello di rendere le diverse categorie di danno confrontabili fra di loro.

Per la determinazione dei fattori peso della normalizzazione per le categorie Human Health ed Ecosystem Quality il metodo Eco–indicator 99 segue la seguente procedura:

  1. considera le emissioni, le radiazioni e l’uso del territorio relativi a tutta l’Europa nel periodo di un anno.
  2. Calcola, per ogni categoria di impatto, la somma dei danni relativi ai quattro compartimenti di emissione considerati (aria, acqua, suolo industriale e suolo agricolo).
  3. Valuta, per ogni categoria di danno, il danno totale, somma dei danni di ciascuna delle categorie di impatto.
  4. Divide il valore totale di ciascuna categoria di danno per il numero degli abitanti dell’Europa (380*106), ottenendo il danno medio subito dal cittadino europeo in un anno.
  5. Assume l’inverso di tale valore come il fattore peso della normalizzazione delle categorie di impatto afferenti la categoria di danno considerata.

Per la determinazione dei fattori peso della normalizzazione per la categoria Resources il metodo Eco–indicator 99 procede, suddividendo le due categorie di impatto, secondo il seguente schema:

  • Risorse minerali
    • Considera i dati di consumo dei minerali negli USA.
    • Divide tale valore per il numero degli abitanti USA (266*106)[2] e lo moltiplica per il numero di abitanti dell’Europa.
    • Calcola il surplus di energia necessario per estrarre 1 kg di ciascun minerale nel momento in cui la quantità estratta sarà cinque volte quella estratta fino al 1990.
    • Moltiplica il surplus unitario per il consumo dei minerali del cittadino europeo.
  • Combustibili fossili
    • Considera i dati di consumo dei combustibili fossili in Europa.
    • Divide tale valore per il numero degli abitanti dell’Europa.
    • Calcola il surplus di energia necessario per estrarre 1 kg di ciascun combustibile fossile nel momento in cui la quantità estratta sarà cinque volte quella estratta fino al 1990.
    • Moltiplica il surplus unitario per il consumo dei combustibili del cittadino europeo.

Per calcolare un valore di normalizzazione unitario per la categoria Resources, si effettuano le seguenti operazioni:

  • si sommano i surplus di energia per cittadino medio europeo relativi all’estrazione dei minerali e dei combustibili fossili
  • si assume l’inverso di tale valore come il fattore peso per la normalizzazione relativo ad entrambe le categorie di impatto afferenti a Resources.

Passo successivo: i danni normalizzati vengono “pesati” e sommati per ottenere un unico indicatore di danno (in punti). La fase di valutazione permette di esprimere l’impatto associato al prodotto attraverso un indice ambientale finale. I valori degli effetti normalizzati vengono moltiplicati per dei fattori peso di valutazione relativi alle varie categorie di danno e sommati in modo da ottenere un unico valore, l’Eco-indicatore (espresso in punti) che quantifica l’impatto associato al prodotto.

Per la fase di valutazione si è costituito un campione di individui, rappresentativo delle diverse prospettive culturali, al quale sottoporre un questionario. La Tab.2 riporta, in percentuale, i fattori peso attribuiti nella fase di valutazione alle tre categorie di danno secondo le tre diverse prospettive culturali.


PROSPETTIVA Human Health Ecosystem Quality Resources
Gerarchica 40% 40% 20%
Ugualitaria 30% 50% 20%
Individualista 55% 25% 20%

Tab.2 Le percentuali dei fattori di valutazione nelle prospettive culturali di Eco-indicator 99

Si possono inoltre calcolare i contributi percentuali delle diverse categorie di impatto relative alle tre categorie di danno nelle tre differenti prospettive culturali (rispettivamente gerarchica, ugualitaria ed individualista). Tali contributi tengono conto, per ogni categoria di impatto, dei diversi pesi attribuiti alle emissioni e alle risorse nelle fasi di normalizzazione e valutazione.

All’interno delle categorie di danno, nella prospettiva gerarchica, le categorie di impatto Land-use, Climate Change e Fossil fuels sono le più importanti; nella prospettiva ugualitaria, si nota l’elevata importanza del Land-use, rispetto ad Acidification/ Eutrophication ed Ecotoxicity;

  • nella prospettiva individualista è dominante Respiratory effects (inorganics); il danno Carcinogenic effects risulta di minore importanza;
  • nella prospettiva individualista Fossil fuels non è tenuto in considerazione, di conseguenza assume una importanza relativamente maggiore la categoria Minerals.

In Tab.3 sono riportati le categorie di impatto e di danno e i fattori peso di normalizzazione e valutazione in Eco-indicator 99 prospettiva ugualitaria.


HUMAN HEALTH
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di normalizzazione Fattore di valutazione

Prospettiva ugualitaria

Carcinogens DALY/kg 64.7 DALY-1 300 Pt
Respiratory inorganics DALY/kg
Respiratory organics DALY/kg
Climate change DALY/kg
Ozone layer DALY/kg
Radiation DALY/kg


ECOSYSTEM QUALITY
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di normalizzazione Fattore di valutazione

Prospettiva ugualitaria

Ecotoxicity PAFm2Yr/kg = 0.1*PDFm2Yr/kg 1.95E-4 PDFm2Yr 500 Pt
Acidification/

Eutrophication

PDFm2Yr/kg
Land use PDFm2Yr/kg



RESOURCES
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di normalizzazione Fattore di valutazione

Prospettiva ugualitaria

Minerals MJ Surplus/kg 1.68E-4 MJ Surplus-1 200 Pt
Fossil fuels MJ Surplus/kg, m3, MJ

Tab.3 Le categorie di impatto e di danno e i fattori di normalizzazione e valutazione in Eco-indicator 99 prospettiva ugualitaria


L’unità di misura DALY è associata alle categorie di impatto contenute nella categoria di danno ‘Salute Umana’. Se si vuole quantificare il danno arrecato alla salute umana è necessario considerare una scala che sia capace di misurare la salute della popolazione; essa dovrà comprendere il numero di individui interessati dal problema, il tempo sottratto a ciascun individuo da infermità o morte prematura e la gravità della malattia. A livello internazionale, un indicatore di questo tipo, in grado di stimare il carico totale da attribuire a ciascun problema di salute, è stato sviluppato da C. Murray in Global Burden of Disease Study (1996) portato avanti in collaborazione con la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo indicatore esprime il numero di Disability-Adjusted Life Years (DALYs), ovvero il peso di una infermità dovuta ad una invalidità o a una morte prematura attribuibili a ciascuna malattia. Il concetto di DALY distingue anche gli anni trascorsi da ammalato (YLD) da quelli persi per morte prematura (YLL).

Nella categoria di danno ‘Qualità dell’Ecosistema’ l’unità di misura PDF m2yr (PDF: Potentially Disappeared Fraction) è associata alle categorie di impatto Acidification/Eutrophication e Land use mentre l’unità di misura PAF m2yr (PAF: Potentially Affected Fraction) è associata alla categoria di impatto Ecotoxicity. I realizzatori del metodo di valutazione hanno scelto di considerare la variazione del numero di specie vegetali presenti in un territoriocomel’indicatore biologico della salute dell’ecosistema e quindi l’unità di misura associata rappresenta la diminuzione (disappeared) relativa o il danneggiamento (affected) relativo del numero di specie (espressa sotto forma di frazione)* area * tempo. La diminuzione del numero di specie è rappresentata dal PDF e può essere interpretato come la frazione di specie che hanno una alta probabilità di non sopravvivere nell’area considerata, a causa di sfavorevoli condizioni di vita.

Il MJ Surplus è definito come la differenza fra l’energia necessaria attualmente all’estrazione di una risorsa e quella indispensabile in un istante futuro. Si calcola il surplus di energia, valutato in [MJ], che sarà necessario per estrarre 1 kg di materiale nel momento in cui il consumo di quel materiale sarà cinque volte quello estratto dall’umanità prima del 1990. La scelta del fattore N = 5 è totalmente arbitraria, ma valida perché l’obiettivo è quello di misurazioni relative.

Il metodo svedese EPS 2000

Lo sviluppo del sistema EPS cominciò in Svezia nel 1989 su richiesta della azienda automobilistica Volvo, come cooperazione tra la stessa, lo Swedish Environmental Research Institute (IVL) e la Swedish Federation of Industries. Da allora è stato modificato e migliorato molte volte, grazie alla collaborazione di molte altre aziende. L’ultima versione risale al 2000.[5],[6]

Il metodo EPS nasce per assistere nel modo migliore i progettisti durante la progettazione del prodotto con il minor impatto ambientale. Lo sviluppo di un nuovo prodotto è spesso visto come un processo sistematico, mentre in realtà è un processo dinamico e complesso in cui sono frequenti cambiamenti sostanziali. All’inizio di tale processo il grado di libertà è grande e i costi associati ai cambiamenti sono relativamente bassi, ma col progredire della progettazione tali costi aumentano esponenzialmente. Per questo motivo diviene importante considerare fin da subito tutti gli aspetti connessi al prodotto da sviluppare, compresi quelli ambientali. Il metodo aveva l’intento di essere uno strumento d’uso corrente, facile da comprendere e da usare.

Ciò che distingue EPS 2000 dagli altri metodi, oggetto di indagine in questo paragrafo, è il sistema diverso di misura del fattore di damage assessment o di caratterizzazione delle categorie di impatto, basato su un criterio di valutazione di tipo economico e quindi dell’assenza della fase di normalizzazione. La peculiarità di EPS 2000 è infatti quella di stimare il danno in base alla buona volontà da parte della società a pagare WTP (willingness to pay) per evitare un peggioramento delle condizioni considerate o per rimediare al danno creato, attribuendo un valore economico al danno. Si riassumono in Tab.4 i fattori peso del damage assessment relativi a tutte le categorie d’impatto presenti nel metodo.

I fattori peso nascono dunque a partire da una valutazione di carattere economico e da una quantificazione monetaria (in €/unità di misura della categoria di impatto). Per i valori pesati è stata definita come unità di misura l’ELU (Environmental Load Unit), e si è posto il valore 1 ELU = 1 €.


Categoria di danno Categorie di impatto Unità Weighting factor
Human Health Life expectancy PersonYr 85000
Severe morbidity PersonYr 100000
Morbidity PersonYr 10000
Severe Nuisance PersonYr 10000
Nuisance PersonYr 100
Ecosystem Production Capacity Crop Growth Capacity kg 0,15
Wood Growth Capacity kg 0,04
Fish and Meat Production kg 1
Soil Acidification H+ eq. 0,01
Prod. Cap. Irrigation water kg 0,003
Prod. Cap. Drinking water kg 0,03
Abiotic Stock Resource Depletion of reserves ELU 1
Biodiversity Species Extinction NEX 1,1E11

Tab.4 I fattori di damage assessment in EPS 2000

La disponibilità a pagare è un concetto che nasce in ambito economico e definisce un metodo di valutazione volto a definire la cifra massima che un soggetto è disposto a pagare per ottenere un certo beneficio. Questo metodo viene spesso usato per attribuire valore monetario a costi e benefici intangibili (come i costi esterni). La conversione è utile al fine di permettere l’analisi costi-benefici.

Le misure della disponibilità a pagare possono essere sia dirette che indirette. Con un approccio diretto si pone un individuo di fronte a possibili scenari ipotetici, chiedendo la cifra massima che sarebbe disposto a pagare perché la situazione attuale cambiasse o non peggiorasse. È chiaro che il limite principale di questo tipo di approccio sta nel fatto che gli intervistati debbano essere a piena conoscenza delle problematiche in questione. Nel caso di approcci indiretti la WTP degli individui si deduce traendo conclusioni dal loro comportamento. Ad esempio la differenza tra il reddito medio ed il compenso elevato può essere considerata alla stregua di un premio di rischio che compensa i rischi addizionali comportati dall’assolvimento di quel determinato compito. Questo approccio permette di ovviare al fatto che probabilmente gli individui non sono completamente informati sulle effettive probabilità di rischio, o comunque non sono consapevoli del fatto che salari più elevati sono la corretta compensazione per i rischi cui si è esposti.

Il metodo EPS 2000 classifica gli indicatori ambientali in quattro categorie di danno:

  • Human Health
  • Ecosystem Production Capacity
  • Abiotic Stock Resource
  • Biodiversity

In ogni categoria di danno sono comprese una o più categorie d’impatto, ciascuna univocamente determinata da una propria unità di misura.

Le categorie d’impatto considerate inHuman Healthsono cinque:

  • Life expectancy, espressa in Person-Yr;
  • Severe morbidity and suffering (come la fame), espressa in Person-Yr;
  • Morbidity (come un raffreddore o un’influenza), espressa in Person-Yr;
  • Severe Nuisance (che normalmente induce una reazione in modo da evitare quanto più possibile il perdurare di un disturbo), espressa in Person-Yr;
  • Nuisance (irritante ma senza alcun effetto diretto sulla salute), espressa in Person-Yr.

Le categorie d’impatto considerate in Ecosystem Production Capacity sono sei:

  • Crop Growth Capacity, espressa in kg (di raccolto);
  • Wood Growth Capacity, espressa in kg (di legname);
  • Fish and Meat Production, espressa in kg (di pesce e carne);
  • Soil Acidification, espressa in moli equivalenti di H+;
  • Production Capacity Irrigation Water, espressa in kg (di acqua);
  • Production Capacity Drinking Water, espressa in kg (di acqua).

In Abiotic Stock Resource è considerata una sola categoria di impatto:

  • Depletion of reserves, espressa in ELU.

Infine, anche in Biodiversity è considerata una sola categoria di impatto:

  • Species Extinction, espressa in NEX, Normalised extinction of species, rappresenta la frazione di specie scomparse, sul totale delle specie estinte in un anno, a causa delle emissioni in esame.

L’unità di misura YOLL (Years of Lost Life), o Person yr, è associata alle categorie di impatto contenute nella categoria di danno Salute Umana e rappresentano gli anni di vita persi o trascorsi in condizione di infermità.

L’unità di misura kg rappresenta le categorie di impatto contenute nella categoria di danno Capacità di produzione dell’ecosistema e quindi la quantità di cereali, o carne prodotta, la quantità di acqua consumata per scopi diversi dall’irrigazione o dalla potabilità. La categoria di impatto Acidificazione sempre contenuta in questa categoria di danno utilizza invece come unità di misura la quantità di ioni H+ emessi a causa di quella sostanza.

Gli ELU (Environmental Load Unit) rappresentano invece la volontà a pagare per evitare un danno sulle risorse energetiche e viene utilizzata per esprimere anche i fattori peso relativi alle categorie di impatto.

In EPS 2000, dalla fase di damage assessment si passa direttamente alla valutazione, senza passare attraverso la normalizzazione. Il fattore peso della valutazione è 1 per tutte le categorie di danno. In Tab.5 sono riportati le categorie di impatto e di danno e i fattori peso di damage assessment e valutazione in EPS 2000.


HUMAN HEALTH
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di valutazione della categoria di danno Fattore di valutazione
Life expectancy Person yr/kg 85000 ELU/Person yr 1 Pt
Severe morbidity Person yr/kg 100000 ELU/Person yr
Morbidity Person yr/kg 10000 ELU/Person yr
Severe Nuisance Person yr/kg 10000 ELU/Person yr
Nuisance Person yr/kg 100 ELU/Person yr


ECOSYSTEM PRODUCTION CAPACITY
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di valutazione della categoria di danno Fattore di valutazione
Crop Growth Capacity kg/kg 0.15 ELU/kg 1 Pt
Wood Growth Capacity kg/kg 0.04 ELU/kg
Fish and meat production kg/kg 1 ELU/kg
Soil Acidification kg/kg 0.01 ELU/kg
Prod. Cap. Irrigation water kg/kg 0.003 ELU/kg
Prod. Cap. Drinking water kg/kg 0.03 ELU/kg



ABIOTIC STOCK RESOURCE
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di valutazione della categoria di danno Fattore di valutazione
Depletion of reserves ELU/kg ELU/ELU 1 Pt
BIODIVERSITY
Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Analisi del danno Fattore di valutazione
Species extinction NEX/kg 1.1E11 ELU/NEX 1 Pt

Tab.5 Le categorie di impatto e di danno e i fattori di damage assessment e valutazione in EPS 2000.

Il Metodo danese EDIP

Il metodo EDIP è stato sviluppato in Danimarca all’interno del più ampio progetto nel 1991, con l’obiettivo di sviluppare una metodologia che permettesse di considerare gli aspetti ambientali nello sviluppo dei prodotti industriali. [7], [8] Il progetto è nato da una collaborazione tra il pubblico e il privato e i soggetti coinvolti sono:

  • Danish Environmental Protection Agency;
  • Technical University of Denmark (Institute for Product Development and Department of Technology and Social Sciences);
  • Confederation of Danish Industries;
  • cinque importanti aziende: Bang & Olufsen A/S, Danfoss A/S, Gram A/S, Grundfos A/S e KEW A/S.

Il metodo comprende le seguenti generali categorie di danno:

  • impatto ambientale;
  • consumo delle risorse;
  • impatto nell’ambiente di lavoro.

Queste tre categorie hanno tra loro la stessa importanza. Gli impatti interni a queste categorie principali sono ulteriormente divisi a seconda della loro estensione geografica in impatto globale, impatto regionale, impatto locale. Questa suddivisione è significativa per la parte finale della valutazione, dove i contributi alle varie categorie di impatto sono normalizzati e pesati, perché il carattere e il modo dell’azione ha effetti diversi per estensioni geografiche differenti.

Ciò che distingue EDIP dagli altri metodi di valutazione sono: le diverse categorie di impatto le cui unità di misura non riguardano mai gli effetti ma solo le cause (emissioni equivalenti, m3 di fluido inquinati e kg di rifiuti prodotti), un sistema diverso di misura del fattore di normalizzazione (inverso del danno subito da una singola persona nel 1990), e di valutazione del danno (rapporto tra il danno subito da una singola persona nel 1990 e quello che si ammette possa essere subito da una persona in un anno futuro).Come fattori di caratterizzazione si utilizzano degli indici proposti per le varie categorie da CML, nell’ottobre 1992 come ad esempio il Potenziale per il Riscaldamento Globale (Global Warming Potential, GWP) per valutare la modificazione dell’effetto serra e il Potenziale di Riduzione dell’Ozono stratosferico (Ozone Depletion Potential, ODP) per l’impoverimento dell’ozono.

Nella fase di caratterizzazione, per ogni categoria di impatto c’è una sostanza di riferimento alla quale le altre sostanze vengono rapportate. Il fattore di caratterizzazione, in questo caso, è un semplice fattore di equivalenza, ovvero esprime la forza di una certa sostanza calcolata rispetto a una sostanza di riferimento. Per esempio nel Global Warming la sostanza di riferimento è il biossido di carbonio, CO2, e i vari fattori esprimono in questo modo gli impatti potenziali delle sostanze come grammi di CO2 equivalenti per un grammo di sostanza. Scrivere che il metano ha un fattore di impatto pari a 25 g CO2, significa scrivere che 1 g di metano contribuisce al surriscaldamento del globo quanto 25 g di anidride carbonica.

Come riferimenti di normalizzazione, il metodo EDIP utilizza il consumo di risorse e gli impatti totali dell’anno 1990. Per gli scambi ambientali che avvengono su scala globale (cioè esaurimento risorse, riscaldamento globale e esaurimento dell’ozono), viene usato l’impatto totale globale quale riferimento di normalizzazione. Per gli altri impatti dovuti ad effetti regionali o locali (tutti gli altri), il metodo considera come riferimento il danno totale riferito alla Danimarca.

I fattori di normalizzazione rappresentano l’inverso dell’impatto potenziale per persona subito a causa delle attività umane relative alla categoria di danno considerata.

La normalizzazione, dunque, permette di valutare quali tra i potenziali impatti sono grandi e quali piccoli, mettendoli in relazione agli impatti cui era soggetta una persona media nel 1990.

Ma anche se i potenziali impatti per due differenti categorie d’impatto sono ugualmente grandi nella normalizzazione, questo non significa che siano ugualmente importanti. La comparazione dei potenziali per i vari impatti comporta che si valuti inizialmente la gravità di ciascuna categoria d’impatto rispetto alle altre. La gravità delle categorie d’impatto è espressa da un insieme di fattori peso per categoria d’impatto riferiti alle principali aree: quella ambientale, delle risorse e dell’ambiente di lavoro. La ponderazione o valutazione è ottenuta moltiplicando il potenziale impatto normalizzato o il valore normalizzato del consumo di risorse, per il fattore peso associato alla categoria d’impatto o al consumo di risorse in questione.

Per tutte le categorie di danno, escluso l’esaurimento delle risorse, il fattore di valutazione rappresenta il rapporto tra il danno per persona nel 1990 e il danno che si è stabilito di ammettere in un anno futuro. Per l’esaurimento delle risorse, la valutazione, che viene riportata come caratterizzazione, considera un fattore di valutazione che è dato dal rapporto tra il consumo per persona nel 1990 (che costituisce anche il fattore di normalizzazione) e la disponibilità attuale per persona della singola risorsa.

In Tab.6 sono riportati le categorie di impatto e i fattori di normalizzazione e di valutazione in EDIP 97.


Categoria di impatto Fattore di caratterizzazione Fattore di normalizzazione Fattore di valutazione
Global warming kg CO2/kg 1.15E-7 kg CO2-1 1.31
Ozone depletion kg CFC11/kg 4.95E-3 kg CFC11-1 23
Acidification kg SO2/kg 8.06E-6 kg SO2-1 1.3
Eutrophication kg NO3/kg 3.36E-6 kg NO3-1 1.2
Photochemical smog kg ethene/kg 5E-5 kg ethene -1 1.2
Ecotoxicity water chronic m3/kg 2.13E-6 m-3 2.3
Ecotoxicity water acute m3/kg 2.08E-5 m-3 2.3
Ecotoxicity soil chronic m3/kg 3.33E-5 m-3 2.3
Human toxicity air m3/kg 1.09E-10 m-3 2.8
Human toxicity air m3/kg 1.69E-5 m-3 2.5
Human toxicity air m3/kg 3.23E-3 m-3 2.5
Bulk waste kg/kg 7.41E-4 kg-1 1.1
Hazardous waste kg/kg 4.83E-2 kg-1 1.1
Radioactive waste kg/kg 2.86E1 kg-1 1.1
Slag/ashes kg/kg 2.86E-3 kg-1 1.1
Resources kg/kg=Pt n.a. n.a.

In Tab.6 Le categorie di impatto e i fattori di normalizzazione e di valutazione in EDIP 97.


L’integrazione del metodo EDIP con la sezione ‘solo risorse’ (only resources)

Il metodo EDIP, nella versione completa, considera il danno dovuto all’uso delle risorse nella fase di caratterizzazione dove normalizza e valuta i danni dovuti al loro consumo e li somma nella categoria Resources. Per una analisi dettagliata del danno dovuto alle singole risorse rinvia all’appendice al Metodo (EDIP 97 (resources only)).

L’appendice è un approfondimento separato dell’uso delle risorse naturali. Secondo i redattori del metodo EDIP, la categoria delle risorse non è comparabile con le altre, quindi, come anticipato sopra, il fattore di valutazione nel metodo completo viene posto uguale a 0; cioè nel metodo EDIP si ritiene che le risorse debbano essere trattate con molta cautela, per cui i risultati dell’inventario, della caratterizzazione e della normalizzazione non possono essere confrontati con le altre categorie d’impatto.

Le categorie di impatto dell’appendice al metodo sono riportate in Tab7; le risorse sono indicate singolarmente con gli impatti individuali in quantità di pura risorsa (100% di minerale o metallo estratto e non minerale grezzo).

La normalizzazione delle quantità è basata sulla produzione globale, ripartita per ogni cittadino del mondo, dato ottenuto da World Resources (WRI, 1992).

La valutazione delle risorse non rinnovabili si basa sul concetto di orizzonte delle riserve (indicizzazione di World Life Reserves), che specifica il periodo per cui le risorse note dureranno con la stessa quantità di consumo attuale. Se non si ottengono dati per la normalizzazione per una categoria singola, il fattore di normalizzazione viene assunto uguale a uno e il calcolo del fattore di valutazione viene adeguato per rendere il risultato finale coerente. Questo ultimo passaggio appare abbastanza dubbio e soggettivo.

Per concludere si può notare, anche attraverso i risultati delle analisi condotte nei capitoli della fase applicativa, come i risultati della valutazione delle risorse con l’appendice al metodo non siano confrontabili e integrabili con quelli del metodo completo: le risorse vengono davvero valutate pochissimo rispetto alle altre e questo non rappresenta la realtà quando si studiano LCA di materiali e processi ad elevato consumo energetico (come nel caso degli edifici, dei prodotti industriali e agricoli, dei servizi di gestione dei rifiuti e del traffico, di impianti per la produzione di energia).


Categoria
Unità
Aluminium
kg
Brown coal
kg
Coal
kg
Cobalt
kg
Copper
kg
Iron
kg
Lead
kg
Manganese
kg
Molybdenum
kg
Natural gas
kg
Nickel
kg
Oil
kg
Platinum
kg
Palladium
kg
Silver
kg
Tin
kg
Zinc
kg

Tab.7. Le categorie di impatto di EDIP 97 (resources only)

Il metodo svizzero IMPACT 2002+

Implementato dallo Swiss Federal Institute of Technology di Losanna, il metodo di valutazione ambientale denominato Impact 2002+ offre una soluzione intermedia tra gli approcci dalle precedenti metodologie midpoint-oriented (basate sulle categorie di impatto, come CML ed EDIP) e damage-oriented (orientate alla valutazione per categorie di danno, come EPS ed Eco-indicator 99), riconducendo i risultati desunti dalle analisi d’inventario a quattordici categorie di impatto, a loro volta riconducibili a quattro categorie di danno. [4]

Le categorie di danno utilizzate da Impact 2002+ sono:

  • Human Health, misurata in DALY e derivata dalle cinque categorie di impatto Human toxicity (poi suddivisa in Carcinogens e Non-Carcinogens), Respiratory inorganics, Ionizing radiation, Ozone layer depletion, Respiratory organics;
  • Ecosystem quality, misurata in PDF*m2*yr, derivata dalle categorie di impatto Acquatic ecotoxicity, Terrestrial ecotoxicity, Terrestrial acidification / nutrification, Acquatic acidification, Acquatic eutrophication e Land occupation. L’architettura di Impact 2002+, diversamente da quella di Eco-indicator, prevede la possibilità di allocare gli apporti delle diverse categorie di impatto all’interno di più categorie di danno: nel caso dell’ossidazione fotochimica è per l’appunto in fase di elaborazione una metodologia, già individuata per stimare il danno sulla salute umana, in grado di legare tale impatto anche all’integrità degli ecosistemi naturali;
  • Climate Change, misurata in kg di CO2 equivalente in aria, derivata dall’unica categoria di impatto Global warming;
  • Resources, in MJ, costruita a partire dalle categorie di impatto Non renewable energy e Mineral extraction.

Le categorie di impatto

I fattori di caratterizzazione per le diverse categorie di impatto sono basati su un principio di equivalenza, cioè i punteggi assegnati alle diverse sostanze sono espressi in kg equivalenti di una sostanza di riferimento. In Tab.8 sono riportate le categorie di impatto, le sostanze di riferimento, le categorie di danno, le unità di misura delle categorie di danno. Obiettivo principale comune a tutte le categorie di impatto è la determinazione degli effetti a lungo termine, ottenuta mediante l’uso di un orizzonte temporale (time horizon) infinito (qualche volta approssimato a 500 anni).

La categoria di impatto Human Toxicity costituisce uno dei principali aspetti di novità introdotti da Impact 2002+, che lo differenzia dalle metodologie precedenti: attraverso un nuovo modello di calcolo. Human toxicity risponde all’esigenza di stimare il rischio tossicologico cumulativo e i potenziali impatti associati ad una determinata quantità di sostanza liberata nell’ambiente. Tale legame viene esplicitato ricorrendo ad un codice di calcolo denominato IMPACT 2002 (Impact Assessment of Chemical Toxics, da non confondere col nome della metodologia di analisi LCA che ne fa uso, cioè Impact 2002+), che è in grado di modellizzare rischio e potenziale dell’impatto di migliaia di sostanze chimiche, calcolando i fattori a livello dell’Europa Occidentale con differenziazioni spaziali per 50 bacini idrografici e celle d’aria europee.

Le categorie di danno

I fattori di danno delle sostanze vengono ottenuti moltiplicando i fattori di caratterizzazione per quelli di danno (damage assessment) delle sostanze di riferimento (vedi Tab.2).


Categoria di impatto Sostanza di riferimento Fattore di danno Categoria di danno
Human toxicity geq chloroethylene (in aria) 2,80 E-6 Human Health

(DALY)


Respiratory (inorganics) geq PM2.5 (in aria) 7,00 E-4
Ionizing radiations qeq carbon-14 (in aria) 2,10 E-10
Ozone layer depletion geq CFC-11 (in aria) 1,05 E-3
Photochemical oxidation geq ethylene (in aria) 2,13 E-6
Acquatic ecotoxicity geq triethylene (in acqua) 5,02 E-.5 Ecosystem Quality

(PDF*m2*yr)


Terrestrial ecotoxicity geq triethylene (in suolo) 7,91 E-3
Terrestrial acidification/nutrification geq SO2 (in aria) 1,04
Acquatic acidification geq SO2 (in aria, acqua, suolo) 8,86 E-5
Acquatic eutrophication geq PO4 (in aria, acqua, suolo) 8,86 E-5
Land occupation mqeq organic arable land*yr 1,09
Global warming geq CO2 (in aria) 1 Climate Change

(kgeq CO2)

Non-renewable energy MJ primary non-renewable 1 Resources

(MJ)

Mineral extraction MJ surplus 1

Tab.8 Le categorie di impatto e di danno di impact 2002+

I fattori di caratterizzazione per le categorie di impatto di Human Health sono espressi sempre in DALY/kgemissione o in DALY/Bqemissione per la categoria Ionizing radiation.

Per la Ecosystem Quality le categorie di impatto Terrestrial acidification, Terrestrial nutrification e Land occupation sono state prese da Eco-indicator 99 e il loro impatto si determina come una frazione di potenziale in via di estinzione (Potentially Disappeared Fraction) in una certa area e in un determinato intervallo di tempo per kg di sostanza emessa (espressa in PDF*m2*yr/kgemissione).

Per l’ecotossicità la valutazione del danno è basata sulla Potentially Affected Fraction (PAF) delle specie integrato nel tempo e nel volume, espresso in PAF*m3*yr/kg. Per convertire i PAF in PDF si è usato il fattore di estrapolazione diretta 10 tra il NOEC (No Observed Effect Concentration) del PAF e il NOEC del PDF.

Metodi di estrapolazione sono attualmente in fase di sviluppo per la determinazione dei fattori di danno che caratterizzano gli impatti sull’ecosistema causati da acidificazione acquatica e eutrofizzazione acquatica. Anche l’ossidazione fotochimica e l’assottigliamento della fascia di ozono contribuiscono potenzialmente all’impatto sull’ecosistema. Tuttavia mancano attualmente adeguate informazioni scientifiche tali da poter quantificare i loro contributi in termini di PDF.

Per la categoria Climate Change si è ritenuto che i dati per stabilire il danno dei mutamenti climatici sulla qualità dell’ecosistema e sulla salute umana non fossero ancora abbastanza accurati. L’interpretazione, di conseguenza, ha luogo direttamente al livello della categoria di impatto, valutabile come il danno relativo ai sistemi di supporto alla vita chiamati alla protezione della loro stessa esistenza. La categoria di impatto Global warming viene considerata a sé stante, con unità di misura equivalente ai kgeq di CO2 e il fattore di danno (per essere accorpato nella categoria di danno Climate Change) pari a 1. L’orizzonte temporale è ancora di 500 anni, per tenere conto sia degli effetti a breve che quelli a lungo termine.

Per quanto concerne infine Resources, le due categorie di impatto sono mineral extraction e non-renewable energy consumption. Il danno dovuto all’estrazione di minerali sono calcolate come in Eco-indicator 99 mediante il concetto di Surplus Energy (in MJ). Esso si basa sull’assunzione che l’estrazione di un materiale determini un incremento del fabbisogno di energia per ogni ulteriore quantità di sostanza estratta dal sottosuolo in futuro; ciò a causa della ridotta ed eterogenea diffusione delle risorse minerarie nel pianeta e delle caratteristiche sempre meno vantaggiose in termini di reperibilità e facilità di captazione dei giacimenti mondiali. Mentre i minerali potrebbero essere potenzialmente accessibili al termine dell’utilizzo, una volta avviati a smaltimento con eventuale recupero, l’energia non rinnovabile (ad esempio quella da combustibili fossili), invece, una volta utilizzata non può essere ripristinata a un livello exergetico funzionale al reimpiego. Per questa ragione, contrariamente a quanto avviene in Eco-indicator 99, per le risorse energetiche non rinnovabili viene considerata l’energia primariapotenziale contenuta nelle materie prime dei materiali. L’unità di misura della categoria di danno Resources è la somma della quantità di energia primaria (Surplus) per l’estrazione dei minerali e dell’energia primaria (potenziale) per vettori energetici (energy carriers), in [MJ/unitàconsumata].

La normalizzazione e la valutazione del danno

La normalizzazione è il rapporto tra l’impatto specifico per unità di emissione diviso per l’impatto totale relativo all’Europa delle sostanze della specifica categoria, per persona e in un anno. L’unità di misura di tutti i fattori delle categorie di impatto è pers*year/unità di misura del danno , cioè il numero di persone equivalenti affette durante 1 anno per unità di misura del danno . In Tab.9 sono riportati i fattori di normalizzazione per le categorie di danno.


Categoria di danno Fattore di normalizzazione Unità di misura
Human Health 141 Persona*anno / DALY
Ecosystem Quality 7,30 E-5 persona*anno / PDF*m2*anno
Climate Change 1,01 E-4 persona*anno/ Kg CO2
Resources 6,8 E-6 Persona*anno / MJ

Tab.9 I fattori di normalizzazione in IMPACT 2002+

In Human Health il fattore di normalizzazione è calcolato in accordo con Eco-indicator 99, con due modifiche: gli impatti causati dai mutamenti climatici non sono presi in considerazione, mentre la tossicità delle sostanze inquinanti per l’uomo viene calcolata come somma degli effetti cancerogeni e non cancerogeni. Per ogni inquinante, l’impatto, in DALY/kgemissione è moltiplicato per le emissioni annuali nell’Europa Occidentale (ripartite tra comparti: aria, suolo ed acqua), ottenendo il numero globale di DALY persi annualmente in Europa a causa della singola sostanza inquinante. Gli impatti totali sulla salute umana in un anno si ottengono quindi sommando quelli di tutte le sostanze ( 2.695E6DALY/anno). Infine tale valore è diviso per la popolazione europea (380 milioni di persone) per ottenere il valore da usare per la normalizzazione per Human Health: 7.092E-3 DALY/(pers*anno), che esprime una riduzione di vita di circa tre giorni per anno e per persona.

Anche in Ecosystem Quality il fattore di normalizzazione è determinato in maniera simile a quello usato in Eco-indicator 99, con due differenze: il danno alla qualità dell’ecosistema causato dalla trasformazione del suolo e dall’ossidazione fotochimica non viene considerato e il danno alla qualità dell’ecosistema causato dalle emissioni tossiche è ripartito tra le categorie di danno per gli ecosistemi acquatici e terrestri.

In Climate Change il valore rispetto al quale fare la normalizzazione è basato sulle emissioni annue totali di CO2 prodotte in Europa, moltiplicate per i potenziali di riscaldamento globale in un orizzonte di 500 anni. Il punteggio totale di riscaldamento globale relativo alle emissioni in Europa Occidentale è 3,78E12 kgeq CO2/anno. Tale valore viene diviso per la popolazione europea, per ottenere la quota di gas climalteranti emessi per persona l’anno, pari a 9.95E3 kgeq CO2/(pers*anno).

In Resources il valore rispetto al quale fare la normalizzazione è calcolato come il consumo totale di energia non rinnovabile in Europa, includendo il consumo di energia nucleare.


Le criticità dei metodi

Risulta difficile fare una scelta definitiva del metodo, perché ogni metodo considerato presenta buone caratteristiche, ma anche alcuni limiti, e, in ogni caso, nessuno di essi è perfettamente adeguato alla realtà del nostro territorio; quello che si tenta di fare di seguito è mettere in luce proprio le potenzialità e i limiti di ognuno. Inoltre si riportano le modifiche ai metodi fatte dal gruppo ENEA[3], per tenere conto di sostanze e categorie di danno ritenute indispensabili per le valutazioni da condurre. Queste modifiche sono frutto di considerazioni sviluppate durante i lavori di applicazione della metodologia LCA, avendo rilevato lacune o disequilibri fra le categorie di danno. Resta il problema di poter disporre di correlazioni tra le sostanze emesse e i danni da esse prodotte relativamente al territorio italiano e alla sua morfologia. Anche se il metodo LCA (e quindi i metodi per la valutazione del danno), per poter tentare di risolvere il problema ambientale, deve essere sempre più universalmente valido e quindi indipendente dalle realtà locali o comprensivo di esse. La necessità di modificare i metodi è nata gradualmente, notando in alcuni casi la mancanza di alcune sostanze, tutt’altro che irrilevanti, in altri casi la sopravvalutazione di alcuni parametri di peso dei danni, quali, ad esempio, il peso dell’uso del suolo agricolo, valutato come l’uso del suolo da parte di una infrastruttura o di un manufatto edilizio (in Eco-indicator 99); oppure il peso del consumo di acqua, in alcuni casi eccessivamente sopravvalutato rispetto al consumo di altre sostanze (in EPS 2000).

La modificabilità dei metodi: il caso dell’ENEA

La valutazione dell’impatto ambientale dei casi studio, sviluppati presso l’ENEA e che sono riportati più avanti, viene eseguita utilizzando il metodo Eco-indicator 99, il metodo EPS 2000, il metodo EDIP, il metodo EDIP (resources only), e il metodo IMPACT 2002+, a cui sono state apportate alcune modifiche.


Modifiche al metodo Eco-indicator 99

  • si sono aggiunte le acque nella categoria Minerals escludendo le acque superficiali (mare, fiume, lago), per tenere conto che il consumo sempre maggiore di acqua (sostanza che non si esaurisce) richiede una quantità di energia sempre maggiore per estrarla. Si è assunto come fattore di caratterizzazione il surplus di energia per estrarre 1 l di acqua causato dall’abbassamento della falda di 60 m per effetto dell’aumento del consumo di acqua di 5 volte quello del 1990. Per le acque la cui provenienza non è specificata il fattore di caratterizzazione è stato ridotto del fattore 0.4855, poiché da dati ISTAT si è rilevato che in Italia, nell’anno 1999, l’acqua prelevata da falde è stata il 48.55% dei prelievi totali;
  • si sono aggiunte nelle categorie Minerals le sostanze litio, bromo, ghiaia, sabbia, uranio e argento, perché sostanze fondamentali: le prime due per la produzione di prodotti chimici, la terza e la quarta per la produzione dei prodotti dell’edilizia, la quinta e la sesta per la produzione di energia (l’argento viene usato nei pannelli fotovoltaici e nei pannelli solari). Per definire tali fattori di caratterizzazione si è fatta l’ipotesi della costanza dei rapporti tra sostanze diverse in metodi diversi;
  • si sono inseriti le sostanze azoto e fosforo in aria e in acqua, COD (Chemical oxygen demand – domanda chimica di ossigeno) e BOD (Biochemical oxygen demand - domanda biochimica d’ossigeno) in acqua, nitrati e fosfati in aria e in acqua in Acidification/Eutrophication, perché sostanze che producono l’eutrofizzazione dell’acqua. Per definire tali fattori di caratterizzazione si è fatta l’ipotesi della costanza dei rapporti tra sostanze diverse in metodi diversi;
  • sono tate inserite le emissioni di ferro in Carcinogens e in Ecotoxicity
  • si è aggiunta la categoria di danno Energia (per ottenere i risultati del solo bilancio energetico dei processi), le risorse considerate sono le stesse della categoria omonima di Eco-indicator 95. I fattori di caratterizzazione dei combustibili sono pari ai poteri calorifici inferiori, mentre l’energia prodotta con metodi diversi dai combustibili fossili (come l’energia idroelettrica) è misurata direttamente in MJ, e ha fattore di caratterizzazione pari ad 1; la categoria viene normalizzata rispetto al consumo di energia del cittadino europeo in 1 anno, ma non viene valutata perché i suoi effetti sono già stati considerati dalle altre categorie di danno;
  • si è aggiunta la categoria Costi che utilizza l’emissione non materiale Costo in euro, con fattore di caratterizzazione pari a 1, fattore di normalizzazione pari all’inverso dello stipendio medio annuo (al netto delle varie tassazioni) del cittadino europeo, stimato in una cifra pari a 15500 € e fattore di valutazione 0; in questo caso i dati dell’inventario sono i costi (o i ricavi);
  • è stata inserita la categoria Funzione che utilizza l’emissione non materiale utilità della funzione, con fattore di caratterizzazione -1, fattore di normalizzazione 0.01 e fattore di valutazione 0. Tale categoria tiene conto del vantaggio che deriva all’ambiente dall’uso del sistema di cui viene fatta l’analisi LCA. In questo caso i dati dell’inventario sono le quote di utilità supponendo che queste varino da un minimo di 0 ad un massimo di 100;
  • assumendo la prospettiva culturale egualitaria, sono stati modificati i fattori di valutazione attribuendo alle tre categorie di danno lo stesso valore di 333.3 Pt;
  • sono stati calcolati i costi esterni calcolando i costi di 1 DALY (pari allo stipendio medio di un cittadino europeo), 1 PDF (pari al costo medio del ripristino di 3 specie in Italia diviso per il numero delle specie europee) e 1 MJ Surplus (pari al costo di 1 MJ di energia elettrica in Italia).

Modifiche al metodo EPS 2000

  • sono state inserite nuove tipologie di occupazione del territorio in Species extinction non presenti nel metodo, calcolando il fattore di caratterizzazione in base al rapporto tra il loro fattore di caratterizzazione in Eco-indicator 99 e i fattori di alcuni tipi di uso del suolo presenti in entrambi i metodi;
  • sono state inserite le trasformazioni del territorio in Species extinction assumendo come fattori di caratterizzazione il prodotto tra il fattore dell’occupazione corrispondente e il numero di anni (30) assunto come valore di riferimento consigliato da Eco-indicator 99;
  • è stato modificato il fattore di caratterizzazione delle acque la cui provenienza (falda, sorgente, corso d’acqua, ecc.) non viene specificata; il metodo considera come danno il consumo dell’acqua prelevata dalla falda usata per scopi che non siano l’abbeveraggio e l’irrigazione. Da dati ISTAT è stato possibile rilevare che in Italia, nell’anno 1999, l’acqua prelevata da falde è stata il 48.55% dei prelievi totali. Il nuovo fattore di caratterizzazione per le acque generiche è pari a 0.4855 (il 48.55% di 1, vecchio fattore di caratterizzazione);
  • sono state aggiunte alcune emissioni in acqua nelle prime tre categorie di impatto di Human Health e in Species extinction assumendo l’ipotesi della conservazione della proporzionalità tra i fattori delle stesse sostanze in metodi diversi;
  • sono state aggiunte le emissioni in aria nelle prime tre categorie di impatto di Human Health delle diossine, assumendo l’ipotesi di cui al punto precedente;
  • si è attribuito al weighting della categoria di danno Ecosystem Production Capacity un fattore peso 0.1;
  • si è aggiunta la categoria Costi come in Eco-indicator 99;
  • si è caratterizzata in Nuisance la ‘substance’ noise through the wall per tener conto del danno dovuto al rumore negli edifici.

Modifiche al metodo EDIP

  • Sono state aggiunte le emissioni in aria delle polveri nella categoria Human Toxicity air. I fattori di caratterizzazione sono stati calcolati moltiplicando il fattore di caratterizzazione delle varie tipologie di polveri in Eco-indicator 99 per il rapporto tra il fattore di caratterizzazione degli ossidi di azoto in EDIP e in Eco-indicator 99;
  • La valutazione delle risorse, che in EDIP viene riportata nella tabella della caratterizzazione e misurata in kg, è stata calcolata assumendo come fattore di valutazione il rapporto tra il consumo per persona nel 1990 e il consumo per persona che si prevede in un anno futuro (ridotto del 16.67%) anziché il rapporto tra il consumo per persona nel 1990 e la sua attuale disponibilità per persona. Tale modifica è stata apportata solo alle risorse per le quali il fattore peso è minore di 1.

Modifiche al Metodo IMPACT 2002+

  • si sono aggiunte le acque nella categoria Minerals usando gli stessi criteri usati in Eco-indicator 99 ;
  • si sono aggiunte nelle categorie Minerals le sostanze ghiaia, sabbia e argento, perché sostanze fondamentali. Per definire tali fattori di caratterizzazione si è fatta l’ipotesi della costanza dei rapporti tra sostanze diverse in metodi diversi;
  • si è aggiunta la categoria Costi come in Eco-indicator 99.

Un confronto sulle potenzialità e i limiti dei metodi

Vantaggi di Eco-indicator 99

  1. tale metodo presenta maggiore raffinatezza scientifica nella determinazione dei fattori di caratterizzazione nella categoria relativa alla saluta umana
  2. Sono considerate le radiazioni ionizzanti

Svantaggi di Eco-indicator 99# Le emissioni di CO2 vengono solo considerate in Climate change, mentre sarebbe importante considerarle anche in Ecosystem Quality, perché i cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale producono danni non solo sull’uomo ma anche sulle specie sia vegetali che animali.

  1. Caratterizzazione molto forte del land use rispetto alle altre due categorie di impatto di Ecosystem Quality e soprattutto una penalizzazione per quanto riguarda l’uso del suolo con l’agricoltura rispetto al suo uso con l’edilizia e con gli insediamenti industriali e minerari.
  2. Non sono considerati i danni dovuti alle emissioni di ferro (Fe), considerate invece da EDIP e da EPS (anche se in questo ultimo metodo sono contenute in modo implicito in Metals unspecified) in Ecotoxicy, di azoto (N), di fosforo (P), della domanda di ossigeno chimico (COD), della domanda di ossigeno biologico (BOD) in Acidification/Eutrophication (considerate invece da EPS, in Species extinction, e da IMPACT 2002+), di ferro in Carcinogens (considerate invece da EDIP e da EPS (anche se in questo ultimo metodo sono contenute in modo implicito in Metals unspecified).
  3. Valutazione secondo diverse prospettive culturali o comunque lasciata all’opinione (o all’interesse) del singolo.
  4. Non sono considerati come materiali esauribili l’acqua (sostanza la cui quantità risulta sempre più limitata rispetto all’uso che ne viene fatto (specialmente nella produzione dell’energia)), ghiaia, sabbia (materiali fondamentali per la produzione edilizia), uranio e argento (materiale fondamentale nella fabbricazione dei pannelli fotovoltaici). Tutti questi materiali, esclusa la sabbia, sono considerati da EPS.
  5. Non sono considerati nella valutazione i costi interni e quelli esterni: i primi sono necessari per conoscere la valutazione economica che il mercato attribuisce all’oggetto dello studio, i secondi sono necessari per fare emergere la valutazione economica dei danni prodotti dall’oggetto dello studio.
  6. Si riferisce alla sola Europa, mentre i confini del sistema della storia e dell’economia sono quelli del mondo.
  7. Manca la valutazione del consumo energetico, parametro che nella maggioranza dei casi meglio rappresenta la valutazione del danno.

Possibili rimediAl punto 1: si potrebbe introdurre la CO2 in Ecotoxicy ipotizzando che il rapporto tra il fattore di caratterizzazione della CO2 in EPS e quello di un’altra sostanza presente sia in EPS che in Eco-indicator, si mantenga anche in Eco-indicator (ipotesi del mantenimento della proporzionalità tra sostanze in metodi diversi).

Al punto 2: si possono ridurre i valori dei fattori di caratterizzazione degli usi del suolo relativi all’agricoltura rispetto a quelli relativi all’edilizia e agli insediamenti industriali e minerari, sia perché la durata di questi ultimi è sempre molto maggiore di quella dell’agricoltura (e il fattore tempo non basta a tenerne conto), sia perché le specie vegetali sotto l’area di un edificio scompaiono mentre molte continuano a prodursi in un terreno coltivato.

Per gli altri Punti è stata già realizzata una modifica (vedi il paragrafo ‘ La modificabilità dei metodi: il caso dell’ENEA’) escluso il Punto 7.


Vantaggi del metodo EPS 2000

  1. Considera gli effetti della CO2 nelle categorie Human Health e Biodiversity.
  2. Minore caratterizzazione dei land use riferiti agli impieghi agricoli rispetto a quelli delle costruzioni e degli insediamenti industriali e minore peso della categoria di impatto Biodiversity rispetto alle altre categorie di danno di EPS rispetto a quello che Land use ha rispetto a Ecotoxicity e Acidification/Eutrophication in Eco-indicator 99.
  3. Non c’è la normalizzazione e la valutazione del danno è fatta secondo il criterio dei costi esterni.
  4. Si riferisce a tutto il pianeta nella valutazione degli impatti.

Svantaggi del metodo EPS 2000

  1. Forte valutazione del danno dovuto al consumo dell’acqua nelle due categorie di impatto Prod. Cap. Irrigation Water e Prod. Cap. Drinking Water rispetto alle altre categorie di impatto in Ecosystem Production Capacity.
  2. Non considera le radiazioni ionizzanti.
  3. Non considera le Transformation in Biodiversity importanti per tenere conto (come fa Eco-indicator) della condizione di uso del terreno precedente la sua occupazione che sarà ben difficilmente quella della foresta vergine.
  4. Manca la caratterizzazione di PCB (Poyclorinated biphenyls) e delle Diossine nelle prime tre categorie di impatto di Human Health, entrambi fattori inquinanti tra i più nocivi per la salute dell’uomo e considerati in Carcinogens di Eco-indicator 99.
  5. Non considera le emissioni in acqua in tutte le categorie di impatto escluse quelle relative alla domanda di ossigeno, all’azoto e al fosforo in Species Extinction.
  6. Non considera la valutazione dei costi interni.

Possibili rimediAi punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6: è stata già proposta una modifica (vedi il paragrafo ‘ La modificabilità dei metodi: il caso dell’ENEA’).


Vantaggi del metodo EDIP

In questa analisi si prende come riferimento la versione EDIP 97 e non quella di EDIP 2003, che presumibilmente potrebbe già aver incluso e definito alcune modifiche con l’aggiornamento della versione.

  1. Valutazione con previsione di una riduzione del danno, ad esclusione delle risorse.
  2. Caratterizzazione delle emissioni in acqua che producono danno alla salute dell’uomo e dell’ambiente.
  3. Caratterizzazione dell’emissione del ferro nelle categorie che riguardano la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Svantaggi del metodo EDIP

  1. Viene dato scarso peso al danno dovuto all’uso di Resources.
  2. Manca il danno dovuto all’uso del suolo.
  3. Manca il danno dovuto alle polveri, ai PCB (policlorobifenili)e alle diossine.
  4. Non c’è né la valutazione dei costi interni né la valutazione dei costi esterni.
  5. Mancano le radiazioni ionizzanti.
  6. Le unità di misura non riguardano gli effetti, ma solo le cause del danno.
  7. Si riferisce a tutto il pianeta per i primi due danni (globali). Gli altri si riferiscono alla scala del territorio della Danimarca.

Possibili rimediSi possono apportare modifiche, tuttavia sembra un metodo troppo datato. Occorre a tale riguardo verificare l’uso della versione EDIP 2003, come accennato sopra.


Vantaggi del metodo IMPACT 2002+

  1. Attribuisce all’uso del suolo una minore caratterizzazione di quella che esso ha in Eco-indicator 99, ma sempre molto superiore a quella di EPS.
  2. Permette una discriminazione spaziale su differenti bacini idrici e celle d’aria in Europa per quanto riguarda la categoria Human Toxicity.
  3. Considera gli effetti delle radiazioni ionizzanti.
  4. Calcola il consumo di energia non rinnovabile.

Svantaggi del metodo IMPACT 2002+

  1. Manca la caratterizzazione di acqua, ghiaia, sabbia, argento.
  2. Non considera i costi esterni e i costi interni.
  3. La CO2 non entra nella caratterizzazione di Ecosystem Quality.
  4. Non considera nella categoria Land use la fase di trasformazione (transformation).
  5. Si riferisce solo alla scala europea.

RimediAi punti 1, 2 e 3: si possono apportare le modifiche proposte per Eco-indicator 99. Al punto 4 si può apportare la modifica proposta per EPS 2000.

Verso la scelta di un metodo di valutazione degli impatti ambientali

L’obiettivo di questo paragrafo non è quello di dettare una scelta definitiva di un metodo ottimale fra quelli finora presentati, ma proporre delle indicazioni per lo sviluppo di un possibile metodo unico. Per meglio dire, non è pensabile che ogni analisi LCA sia da valutare con più metodi, vista l’assenza di un metodo codificato nazionale e l’onere che comporta la replica della procedura di un’analisi. Negli studi che si presentano successivamente vi è stata la volontà di utilizzare vari metodi, contemplati dal codice di calcolo e di interfaccia, ai fini della sperimentazione e della ricerca, per meglio sviscerare le assonanze/dissonanze di ogni procedura di valutazione. Se la metodologia LCA tende ad essere una prassi più diffusa, diventa necessaria la codifica o la scelta di un metodo. Non è certo questa l’ambizione della presente trattazione, ma rimane questo un punto di possibile sviluppo a livello nazionale.

Quello che si intende mettere in luce è l’appropriatezza di approccio di un metodo, tra quelli utilizzati e rispetto agli altri, che emerge dall’esperienza svolta attraverso le numerose analisi condotte dal gruppo di ricerca dell’ENEA. Quella riportata di seguito è una proposta ovviamente suscettibile di numerose ulteriori integrazioni e variazioni.


Il metodo EDIP sottovaluta le risorse, non considera il danno legato alle polveri, si riferisce solo al territorio della Danimarca per la maggior parte dei danni, non considera in modo esplicito gli effetti dei danni sull’ecosistema: non è consigliabile utilizzare questa procedura di valutazione.

Si propone di privilegiare la procedura del Metodo EPS, poiché rispetto a Eco-indicator 99 e a Impact 2002+, presenta i seguenti vantaggi:

  • si riferisce alla scala globale dell’intero pianeta;
  • il danno dovuto all’uso del suolo ha un peso equivalente a quello degli altri danni;
  • i fattori peso relativi alle cause di uso del suolo sono tre: il valore massimo si riferisce all’occupazione del suolo con edifici, impianti industriali, strade, miniere e discariche, il valore minimo si riferisce alle foreste coltivate, il valore relativo all’agricoltura è vicino a quello delle foreste coltivate;
  • considera il consumo dell’acqua;
  • considera l’effetto dannoso dell’anidride carbonica sia nella categoria Human Health che nella Biodiversity e ciò è corretto perché il riscaldamento globale modifica il clima e influisce anche sulle specie;
  • considera l’esaurimento dell’uranio, dell’argento e della ghiaia;
  • considera anche gli effetti positivi di certe sostanze come anidride carbonica (CO2) e ossidi di azoto (NOx);
  • non passa attraverso la normalizzazione;
  • valuta secondo la disponibilità a pagare e, quindi, secondo i costi esterni, che costituiscono un modo per la valutazione del danno abbastanza efficace in ogni realtà economica.

Si suggerisce inoltre una possibile modifica del Metodo EPS con l’aggiunta:

  • di tipologie mancanti di occupazione del suolo (Occupation) e quelle di trasformazione del suolo (Transformation), nella categoria di impatto Land use;
  • di sostanze nocive come le diossine nelle tre categorie di impatto relative alla salute umana e delle sostanze emesse in acqua nelle tre categorie di impatto relative alla salute umana e in quella relativa alle biodiversità;
  • dei costi interni;
  • dell’energia consumata;
  • di tutte le tipologie di acqua con fattore peso variabile da 1 a 0.4855 a seconda che l’acqua sia di falda o di provenienza non specificata;
  • un fattore peso per la valutazione del danno pari a 0.1 per la categoria di danno Ecosystem Production Capacity per ridurre il danno dovuto al consumo dell’acqua;
  • della categoria di impatto Ionizing radiation in Human Health. A tale scopo si propone di assumere come fattori di caratterizzazione il prodotto tra i fattori di caratterizzazione di IMPACT 2002+ (con l’unità di misura Bq C-14) e il fattore di valutazione del danno (damage assessment) di IMPACT 2002+ (2.1E-10 DALY/Bq C-14) e come fattore di valutazione del danno relativo a Life Expectancy quello di EPS. Per esempio, per la sostanza Uranium 235 si ottiene:

0.1 Bq C-14/Bq x 2.1E-10 DALY/Bq C-14 x 80000 ELU/DALY = 1.68E-6 ELU/Bq

In conclusione emerge comunque la realtà che il privilegio di una metodologia implichi comunque tutti i rischi intrinseci tipici di ogni metodo, già ampiamente illustrati precedentemente nel capitolo.


  1. In ENEA si è utilizzata la versione EDIP 96, fino a quando non si è resa disponibile la versione sucessiva, EDIP 97. Quanto qui descritto si applica ad entrambe le versioni che, tuttavia, non considerano l’impatto nell’ambiente di lavoro.
  2. Il numero di abitanti di Europa e USA qui indicato si riferisce alla versione del metodo utilizzata nel presente lavoro. Si deve rilevare che questo come altri dati necessitano di un costante aggiornamento
  3. Le modifiche ai metodi sono frutto di considerazioni e miglioramenti concordati e sviluppati attraverso le analisi e valutazioni condotte in nove anni di lavoro all’interno del gruppo di ricerca dell’ENEA, PROT – INN, Bologna, costituito dall’Ing. Neri e dai laureandi e tirocinanti presso l’Ente.</span> </li> </ol>