Linee guida per l'applicazione di LCA alla gestione dei rifiuti

Da Lca rifiuti.
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L’analisi ambientale della gestione dei rifiuti con il metodo LCA


Linee guida

Obiettivi principali dell’applicazione dell’LCA alla gestione dei rifiuti

Obiettivi principali dell’applicazione dell’LCA alla gestione dei rifiuti sono:

  • la valutazione ambientale di un impianto di smaltimento e il suo confronto con altri tipi di impianto;
  • la scelta della tipologia di impianto di trattamento che produce il minor danno a parità di condizioni al contorno (quantità e tipologia di rifiuto da trattare, condizioni ambientali preesistenti);
  • la valutazione ambientale del tipo di raccolta (stradale o porta a porta);
  • la scelta della tipologia di raccolta a minor impatto ambientale a parità di condizioni al contorno;
  • la valutazione ambientale e dei costi esterni di un PPGR;
  • la scelta del PPGR a minor impatto ambientale tra quelli definiti sulla base del numero di abitanti, della densità abitativa, delle discariche, degli inceneritori, degli impianti di trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi, degli impianti di compostaggio e di riciclo utilizzabili.


La funzione del sistema

La funzione del sistema da studiare è il trattamento e la trasformazione del rifiuto in emissioni nell’ambiente e in prodotti che vengono generati dal trattamento stesso: energia termica dalla discarica, energia termica ed elettrica dall’inceneritore e secondario dal riciclo. Tali prodotti non vengono considerati come prodotti evitati ma come coprodotti il cui danno viene considerato negli LCA che ne considerano il loro uso.


Il sistema che deve essere studiato

Il sistema che deve essere studiato può essere un singolo sistema di smaltimento, una filiera di impianti come la separazione, l’inceneritore per il CdR, la biostabilizzazione e la discarica per l’organico oppure un PPGR.


I confini del sistema

I confini del sistema sono la raccolta e il fine vita dei rifiuti, indipendentemente dalla località in cui avviene il trattamento. Si deve infatti attribuire al rifiuto il suo incenerimento, il suo conferimento in discarica,il suo riciclo, il suo compostaggio anche se l’inceneritore, la discarica, il riciclatore e l’impianto per il compostaggio è situato in una provincia diversa da quello che prodotto. Si ritiene infatti che il danno dovuto al trattamento di fine vita (scuso quello dovuto alla produzione di un secondario o di una energia da rifiuto) debba essere attribuito al rifiuto stesso.

La raccolta e la separazione sono le parti dell’ LCA relativo alla gestione dei rifiuti che sarà considerata anche dagli LCA relativi ai prodotti che, avendo terminato l’uso, sono diventati rifiuto.

La produzione di energia da rifiuto e di materiali secondari vengono considerati dagli LCA che ne fanno uso.


L’Unità Funzionale

L’Unità Funzionale è la quantità totale di rifiuto trattato dal sistema considerato in un anno. Se il rifiuto è misto l’allocazione dei processi, delle emissioni e delle sostanze è calcolata rispetto alla quantità totale di rifiuto. Se il rifiuto è una componente merceologica l’allocazione dei processi, delle emissioni e delle sostanze è calcolata rispetto alla quantità della componente merceologica di rifiuto trattata.


I principali processi da considerare.

Ogni processo può avere una unità Funzionale diversa da quella del processo principale: per esempio la quantità di rifiuto trasportato per ogni tipologia di rifiuto(differenziata, indifferenziata, rifiuto pericoloso, ingombranti, medicinali, vestiti, olio, batterie).


La raccolta

  1. La raccolta consiste nel caricamento del rifiuto presso gli utenti (famiglie e aziende), nel suo trasporto alle isole ecologiche o ai luoghi di separazione, nel suo trasporto ai luoghi di smaltimento (biostabilizzazione, discarica, inceneritore, riciclo, compostaggio).
  2. Il Rifiuto Solido Urbano raccolto presso gli utenti può essere di due tipi: indifferenziato e differenziato. Quello raccolto presso le Aziende può essere pericoloso e non pericoloso.
  3. Le modalità di raccolta possono essere di due tipi: la stradale o la ‘porta a porta’.
  4. Per definire la raccolta occorre tenere conto del tipo di camion o di automezzo che viene usato, del percorso che esso deve compiere, della distanza tra i cassonetti, le abitazioni e le Aziende.
  5. Oltre al trasporto si considera anche l’operazione di caricamento del rifiuto.
  6. Occorre fare l’LCA di ogni tipo di cassonetto o di recipiente e di esso deve essere considerata la quota parte relativa all’Unità Funzionale del processo considerato.
  7. Si deve determinare il numero <math>nc</math> di cassonetti, il loro volume, il tasso di riempimento, la distanza <math>d</math> dei cassonetti. Tali parametri sono necessari per calcolare il peso <math>p</math> raccolto dai cassonetti e della frequenza di raccolta <math>fr</math>.
  8. Per ogni automezzo il trasporto espresso in <math>tkm</math> è ricavato dall’equazione:
    <math>tkm = fr \cdot d \cdot p \cdot nc \cdot (nc-1) / 2 </math>
    valida nella condizione che <math>nc \cdot p < P</math>
    dove <math>P</math> è la portata massima del camion.
  9. I processi dei trasporti per la raccolta dei rifiuti, per il loro conferimento nelle isole ecologiche, nelle discariche, negli inceneritori, nelle aziende di riciclo, negli impianti di compostaggio, di separazione e di biostabilizzazione. contengono il consumo di combustibile, le emissioni dovuta alla combustione, l’uso dell’automezzo e la sua manutenzione, l’uso della strada percorsa e la sua manutenzione.


Processo di separazione e di pre-trattamento dei rifiuti indifferenziati

I rifiuti indifferenziati possono essere sottoposti ad un processo di separazione delle parti che non superano i fori del setaccio (sovvallo) e a maggiore contenuto energetico, da quelle più umide che non superano i fori del setaccio (sottovallo) e a minore contenuto energetico perché più umide. Il sovvallo da cui vengono ulteriormente separati i metalli (che vengono inviati al riciclo) viene raccolto in balle, essiccato e conferito in un inceneritore per CdR. Il sottovallo viene inviato all’impianto di pre-trattamento che riduce in breve tempo il suo contenuto di umidità e di carbonio favorendo la produzione di percolato e di biogas. Il biogas può essere bruciato in torcia e il percolato viene trattato dal depuratore per acque industriali. I fanghi ottenuti dalla depurazione vanno in discarica per rifiuti pericolosi se il codice del percolato è quello dei rifiuti pericolosi, in discarica per rifiuti non pericolosi se il codice del percolato è quello dei rifiuti non pericolosi. Dopo il pre-trattamento il rifiuto viene inviato in un una discarica per rifiuti pretrattati dove rimane per un tempo inferiore a quello necessario per rifiuti non trattati e produce una quantità minore di biogas ( o gas di discarica) e di percolato.


Processo di incenerimento

Il processo di incenerimento ha come Unità Funzionale la quantità di rifiuti trattati in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del rifiuto trattato) e comprende i seguenti processi:

  1. la costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.
  2. La separazione dei rifiuti per raccogliere i metalli e per ridurre le parti umide.
  3. Materiali necessari per la gestione della combustione.
  4. La depurazione dei fumi e il lavaggio dei filtri.
  5. Le emissioni in aria acqua e suolo.
  6. Lo smaltimento delle acqua di lavaggio, delle ceneri e delle scorie.
  7. L’energia consumata per avviare la combustione.
  8. Le energie termiche ed elettriche prodotte. Queste energie possono costituire le unità funzionali dei coprodotti dell’incenerimento. In questo caso il processo di incenerimento costituisce il processo principale. L’allocazione del processo di trattamento del rifiuto e delle due energie può essere fatta su base energetica: l’energia necessaria per il solo processo di incenerimento da un lato e l’energia termica e l’equivalente termico dell’energia elettrica dall’altro lato.
  9. Le energie termiche possono essere richiamate come prodotti evitati (nella seconda linea della scheda del processo). In questo caso viene richiamata una ugual quantità di energia elettrica di rete (per esempio il processo Electricity LV use in I+import e termica (per esempio Heat gas B250) e il codice considera col segno negativo (cioè come danni evitati) tutti gli input e gli output dei processi richiamati. Col prodotto evitato si considera che il processo di incenerimento dei rifiuti produce energia elettrica e calore che evita la produzione delle stesse quantità di combustibili fossili.

Se lo studio di LCA riguarda il solo processo di incenerimento, cioè ha come confini la raccolta dei rifiuti e lo smaltimento delle ceneri e delle scorie può essere corretto l’uso dell’’avoided product’, sempre che si accetti la filosofia del prodotto evitato che, tuttavia, contrasta con il secondo principio della termodinamica che considera l’aumento dell’entropia conseguente ad un consumo di energia e di materiali.

Se lo studio di LCA riguarda il ciclo di vita di un prodotto o di un servizio e se si accetta la filosofia del prodotto evitato, può essere corretto l’uso dell’’avoided product’ solo se le energie vengono usate nel ciclo di vita del prodotto e del servizio. In caso contrario il ciclo di vita rimarrebbe aperto: si producono energie che escono dai confini del sistema e verranno usate in un altro ciclo di vita. In questo caso è consigliabile non considerare il prodotto evitato. Inoltre è utile ricordare che il ciclo di vita che userà l’energia del processo di incenerimento dovrà richiamare le stesse energie indicate come evitate: solo in questo modo il flusso energetico di uscita dal primo ciclo equivale a quello di entrata del secondo.

Se non vengono richiamati dei prodotti evitati o considerati dei co-prodotti si commette l’errore di non considerare che nel ciclo considerato esiste la produzione di energia di recupero, con la conseguenza che tutto il danno viene attribuito al ciclo di vita del prodotto o del servizio che viene studiato e che chi utilizzerà tale energia non produrrà alcun danno. Processi di incenerimento senza prodotto evitato sono quelli riportati in Ecoinvent e in ETH.

Nel caso in cui le ceneri vengano inertizzate e poi usate come materiale per la composizione di altri materiali (cemento, laterizi o ‘fritte’ per piastrelle) esse possono essere considerate come- coprodotto del processo di incenerimento. L’inertizzazione diventa un processo di fine vita delle ceneri il cui danno verrà suddiviso (o allocato) tra prodotto (il processo di incenerimento come trattamento del rifiuto) e i coprodotti. Il coprodotto ceneri inertizzate durante la vita del materiale che contribuisce a fabbricare (in particolare durante la fase di fabbricazione) produce emissioni che fanno parte della vita del nuovo materiale.

Nel caso dell’inceneritore il rifiuto ha un effetto che dura dal momento della raccolta al termine del periodo di trattamento in discarica dei fumi, delle scorie e delle ceneri (escluse quelle considerate come coprodotto perché inertizzate e usate per la produzione di altri materiali.


Processo di discarica

Il processo di discarica ha come Unità Funzionale la quantità di rifiuti conferiti in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del rifiuto trattato) e comprende i seguenti processi:

  1. la costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.
  2. Il conferimento, la compattazione e la copertura giornaliera dei rifiuti con pale, escavatori e automezzi.
  3. Il trattamento del biogas (o il gas di discarica) prodotto durante la vita della discarica che si assume pari a trent’anni. Per la determinazione della quantità e della composizione del biogas si usa il Codice LandGEM che la calcola sulla base della dimensione della discarica, del contenuto di umidità dei rifiuti, del numero e della distanza dei pozzetti che captano il biogas. Il biogas è composto principalmente da CH4 e CO2 e da altri gas in percentuali minori. Una parte di biogas direttamente in atmosfera (in una percentuale che può essere anche del 40%). Il biogas captato può essere bruciato in torcia. La combustione trasforma il CH4 in CO2. Il biogas captato può essere bruciato in un motore per la produzione di energia. Le emissioni in aria sono il biogas non captato e quello che esce dalla torcia o dal motore. L’energia può essere considerata come coprodotto del processo di discarica. L’allocazione può essere energetica. Oppure può essere considerato come prodotto evitato e, allora, vale quanto indicato per il processo di incenerimento.
  4. Il trattamento del percolato prodotto durante la vita della discarica. Per la determinazione della quantità di percolato si usa il Codice HELP che la calcola sulla base delle dimensioni della discarica, degli strati che la costituiscono, delle precipitazioni, dell’irraggiamento solare e della vegetazione che sorge sul terreno che ricopre la discarica, determina la quantità di percolato raccolto e di quello che entra nel suolo. Il percolato viene trattato in un depuratore per acque industriali i cui fanghi vengono smaltiti in una discarica per rifiuti pericolosi o non pericolosi a seconda della classificazione del percolato. Dopo la depurazione chimico fisica il percolato viene sottoposto alla depurazione biologica.

La vita della discarica comprende le fasi di costruzione, di riempimento, di chiusura e quella di esaurimento che dura almeno trenta anni. Quindi il processo a cui viene sottoposta l’Unità Funzionale dei rifiuti in essa conferiti deve tenere conto di tutte le fasi: in particolare per quanto riguarda la produzione di biogas e di percolato.

Nel caso della discarica il rifiuto ha un effetto che dura dal momento del conferimento al termine del periodo di controllo e manutenzione (30 anni dopo la chiusura).


Processo di compostaggio

Il processo di compostaggio ha come Unità Funzionale la quantità compost prodotto in 1 anno dai rifiuti conferiti in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del compost ottenuto) e comprende i seguenti processi:

  1. la costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.
  2. L’energia elettrica per la movimentazione dei rifiuti e la separazione delle parti metalliche che vanno al riciclo.
  3. L’energia termica per il trattamento del rifiuto
  4. Le emissioni in aria, in acqua e suolo.
  5. Il conferimento in discarica degli scarti.
  6. Il trattamento chimico fisico dell’acqua ottenuta dal trattamento.


Processi di riciclo

Processi di riciclo con prodotto evitato come da banca dati

Il processo di riciclo ha come Unità Funzionale la quantità di rifiuto trattato in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del rifiuto trattato) e comprende i seguenti processi:

  1. la raccolta dei rottami (carico, trasporto e scarico).
  2. L’energia elettrica per la frantumazione e per la separazione dei rottami.
  3. L’energia e gli additivi per la separazione dei metalli(come nel caso della flottazione per separare il rame dall’alluminio.
  4. L’energia elettrica per la compattazione (come nel caso delle automobili).
  5. L’energia termica od elettrica e gli additivi per la fusione, se si tratta di metalli.
  6. L’energia termica per la compressione se si tratta di scarti di legno.
  7. Le emissioni in aria, acqua e suolo.
  8. Il fine vita degli scarti.
  9. Il trattamento chimico fisico dell’acqua ottenuta dal trattamento.
  10. La costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.
  11. Il prodotto finale è un secondario e in questo caso viene rappresentato da un prodotto evitato, in una quantità pari o superiore a quella dell’Unità Funzionale, da indicare nella seconda riga della scheda del processo.

Il prodotto evitato può essere un primario (come nelle banche dati Ecoinvent, BUWAL e Archive). In Ecoinvent il processo di riciclo riguarda solo la raccolta, la separazione e la preparazione(pulizia, pressatura) del rottame se il rottame è ‘old’(per esempio Aluminum scrap, old, at plant) oppure la sola raccolta del rottame se il rottame è ‘new’(per esempio Aluminum scrap, new, at plant). Nella BUWAL il processo di riciclo considera la produzione del secondario (per esempio Aluminium ingots rec. B250): il rottame è la risorsa Waste aluminum scrap che non produce nessun danno. In Archive il processo riguarda solo il trasporto l’energia di fusione. Nelle tre banche dati, quindi, il rifiuto non porta mai con sé la storia precedente. Si può definire quindi come processo di riciclo il processo che comprende la raccolta dei rottami e la produzione di un secondario.

Col prodotto evitato si considera che il processo di riciclo dei rifiuti produce un secondario che evita la produzione della stessa quantità di primario.

Se lo studio di LCA riguarda il solo processo di riciclo, cioè ha come confini la raccolta dei rottami e lo smaltimento degli scarti può essere corretto l’uso dell’’avoided product’, sempre che si accetti la filosofia del prodotto evitato che, tuttavia, contrasta con il secondo principio della termodinamica che considera l’aumento dell’entropia conseguente ad un consumo di energia e di materiali.

Se lo studio di LCA riguarda il ciclo di vita di un prodotto o di un servizio e se si accetta la filosofia del prodotto evitato, può essere corretto l’uso dell’’avoided product’ solo se i secondari prodotti del riciclo vengono usati nel ciclo di vita del prodotto e del servizio. In caso contrario il ciclo di vita rimarrebbe aperto: si producono secondari che escono dai confini del sistema e verranno usate in un altro ciclo di vita. In questo caso è consigliabile non considerare il prodotto evitato. Inoltre è utile ricordare che il ciclo di vita che userà il secondario del processo di riciclo dovrà richiamare lo stesso materiale indicato come evitato: solo in questo modo il flusso energetico di uscita dal primo ciclo equivale a quello di entrata del secondo.


Processi di riciclo senza prodotto evitato

Si definisce come processo di riciclo il processo che considera il ciclo di vita dei rottami dalla loro raccolta alla produzione di un secondario. Quindi il processo di riciclo ha come Unità Funzionale la quantità di rifiuto trattato in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del rifiuto trattato) e comprende i seguenti processi:

  1. la raccolta dei rottami (carico, trasporto e scarico).
  2. L’energia elettrica per la frantumazione e per la separazione dei rottami.
  3. L’energia e gli additivi per la separazione dei metalli (come nel caso della flottazione per separare il rame dall’alluminio.
  4. L’energia elettrica per la compattazione (come nel caso delle automobili).
  5. L’energia termica od elettrica e gli additivi per la fusione, se si tratta di metalli.
  6. L’energia termica per la compressione se si tratta di scarti di legno.
  7. Le emissioni in aria, acqua e suolo.
  8. Il fine vita degli scarti.
  9. Il trattamento chimico fisico dell’acqua ottenuta dal trattamento.
  10. La costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.

Un processo di riciclo così concepito presenta l’errore di non considerare che nel ciclo considerato esiste la produzione di un secondario, con la conseguenza che tutto il danno viene attribuito al ciclo di vita del prodotto o del servizio che viene studiato e che chi utilizzerà tale secondario non produrrà alcun danno. Processi di riciclo senza prodotto evitato sono quelli riportati in Ecoinvent per i materiali usati per l’edilizia.


Processi di riciclo con co-prodotto

Si parte dal processo che considera il ciclo di vita dei rottami dalla loro raccolta alla produzione di un secondario. Quindi il processo di riciclo ha come Unità Funzionale la quantità di rifiuto trattato in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso del rifiuto trattato) e comprende i seguenti processi:

  1. la raccolta dei rottami (carico, trasporto e scarico).
  2. L’energia elettrica per la frantumazione e per la separazione dei rottami.
  3. L’energia e gli additivi per la separazione dei metalli (come nel caso della flottazione per separare il rame dall’alluminio.
  4. L’energia elettrica per la compattazione (come nel caso delle automobili).
  5. L’energia termica od elettrica e gli additivi per la fusione, se si tratta di metalli.
  6. L’energia termica per la compressione se si tratta di scarti di legno.
  7. Le emissioni in aria, acqua e suolo.
  8. Il fine vita degli scarti.
  9. Il trattamento chimico fisico dell’acqua ottenuta dal trattamento.
  10. La costruzione dell’impianto (e il suo land use) di cui viene richiamata la quota parte relativa all’Unità Funzionale.

Un processo di riciclo viene suddiviso in due processi: il prodotto che rappresenta il trattamento del rifiuto (raccolta, trasporto, separazione, pulitura, compressione) e un co-prodotto che rappresenta la produzione del secondario (frantumazione e fusione). L’allocazione può essere fatta su base energetica o su base economica: nel primo caso si allocano prodotto e co-prodotto sulla base dell’energia usata per le due fasi del processo principale o multi-output process, cioè quello che abbiamo definito come ‘processo di riciclo senza prodotto evitato’. Nel secondo caso prodotto e co-prodotto sono allocati sulla base del costo del riciclo e della produzione del secondario.


Processi di rigenerazione

Un processo di rigenerazione è quello delle cartucce per toner da stampante laser. Tale cartuccia viene pulita dalla parte restante di toner e in essa vengono sostituite alcune componenti usurate. La cartuccia originale viene quindi utilizzata almeno due volte per la maggior parte dei suoi componenti. L’LCA che considera la cartuccia deve dividere per due le quantità dei componenti non sostituiti. Nell’LCA della gestione dei rifiuti si considera la raccolta e il fine vita dei materiali sostituiti; si potrebbe considerare come coprodotto anche l’insieme dei componenti usati per la rigenerazione della cartuccia. Per la rigenerazione si può vedere lo studio fatto per Sapi.


Processi di riciclo (o riuso) di rifiuti / coprodotti ottenuti da processi di produzione di altri materiali

In alcuni processi di produzione di materiali (le piastrelle di gres, le pelli) ci sono rifiuti che vengono usati come alleggerenti nella produzione di altri materiali (laterizi, cemento). Anche nel fine vita degli edifici si ottengono rifiuti che vengono usati come additivi per la produzione di altri materiali (laterizi, cemento). Tali rifiuti si possono considerare come coprodotti dei processi principali: il processo di produzione nel primo caso e il processo di riciclo dei materiali degli edifici nel secondo caso. In entrambi i casi il trasferimento del rifiuto/coprodotto avviene direttamente dalla Ditta che produce il rifiuto (nel primo caso) e dalla Ditta che fa il riciclo (nel secondo caso) alla Ditta che usa il rifiuto/coprodotto.


Processi di trattamento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, diversi dai rifiuti urbani (RSU)

Altre tipologie di rifiuti vengono raccolti da recipienti posizionati lungo le strade, in particolari luoghi di raccolta (come le farmacie per i farmaci usati), le isole ecologiche (come gli ingombranti, i beni durevoli), le aziende (come i fanghi industriali, gli scarti delle lavorazioni di metalli, plastiche, legno, carta e vetro).


Farmaci

Il codice CER dei medicinali è 180109 DPR 254/2003. Sono un rifiuto pericoloso. Il processo di riciclo dei farmaci ha come Unità Funzionale la quantità di farmaci trattato in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso dei farmaci trattati) e comprende i seguenti processi:

  1. la quota parte del recipiente nel quale vengono raccolti i medicinali. In generale la raccolta dei medicinali avviene nelle farmacie.
  2. La raccolta e il trasporto dei farmaci (carico, trasporto e scarico).
  3. I medicinali vengono inviati all’inceneritore. Si può usare il processo Waste to special waste incinerator che è un processo che fa parte della categoria Incineration hazardous waste.


Tessili

I codici CER delle fibre tessili sono 04.02.01 (vegetale), 04.02.02 (animale), 04.02.03 (artificiale e sintetica), 04.02.04 (prima filatura). Il processo di riciclo ha come Unità Funzionale la quantità di vestiti trattati in 1 anno (oppure l’unità di misura del peso dei vestiti trattati) e comprende i seguenti processi:

  1. la quota parte del recipiente nel quale vengono raccolti i medicinali. In generale la raccolta dei vestiti avviene nei contenitori della Caritas.
  2. La raccolta e il trasporto dei vestiti (carico, trasporto e scarico).
  3. I vestiti in parte vengono riusati e in parte vengono inviati al compostaggio.


Beni durevoli

I beni durevoli sono i mezzi di trasporto (rifiuti pericolosi), i frigoriferi, le lavatrici, le lavastoviglie, i televisori, i computer, i telefoni fissi, i telefoni mobili.

Nella banca dati sono stati creati il processo di riciclo dei mezzi di trasporto (Rottamazione), del computer (tesi di laurea di V. Monno), di una lavatrice (tesi di laurea di E. Ziosi), di un telefono fisso (tesi di laurea di E. Dado), di un frigorifero (tesi di M. Iezzi, processo LCA di un frigorifero). Il processo di riciclo varia con la tipologia del bene durevole e quindi ha come Unità Funzionale un bene durevole di una particolare tipologia e comprende i seguenti processi:

  1. La raccolta e il trasporto del bene durevole dal consumatore all’isola ecologica o dal rivenditore all’isola ecologica o all’azienda che fa il riciclo.
  2. Le operazioni di separazione di alcuni componenti: come l’olio (codice CER 13.02.08 pericoloso), il liquido per freni (codice CER 16.01.07 pericoloso), le batterie e i pneumatici dai mezzi di trasporto e il liquido refrigerante dai frigoriferi, il vetro del monitor dl televisore e del computer, le schede elettroniche.
  3. I processi di fine vita di questi componenti separati.
  4. Il processo di frantumazione della parte rimanente che a volte è preceduta dalla compressione (come nel caso dei mezzi di trasporto).
  5. Il processo di separazione dei componenti metallici (acciaio, alluminio, rame) e della plastica. L’acciaio viene separato mediante un campo elettromagnetico. La plastica per differenza i densità. Il rame viene separato dall’alluminio per flottazione.
  6. Il riciclo dei metalli e della plastica.
  7. Il fine vita degli scarti che andranno in discarica.
  8. Le emissioni in aria, acqua e suolo prodotte dalle lavorazioni effettuate.


Legno

I rifiuti in legno possono essere riciclati per ottenere polpa di legno usata per produrre carta, pannelli di legno truciolare, inceneriti o portati in discarica. Per la prima ipotesi c’è un processo di Data Archive con prodotto evitato (Wood pulp), per la seconda ipotesi è stato creato un processo di riciclo con coprodotto l’MDF, per la terza ipotesi esistono tre processi di incenerimento nella categoria Municipal incineration senza prodotto evitato, per la quarta ipotesi esistono due processi nella categoria Sanitary landfill. Nel caso di pallets è previsto anche il riuso per almeno 5 volte. Nelle prime due ipotesi devono essere eliminati dal legno gli eventuali chiodi o graffette di acciaio.

Il processo di riciclo ha come unità funzionale l’unità di peso nel caso si debba ottenere della polpa di legno e l’unità di volume nel caso dell’MDF.

Il processo di riciclo da cui si ottiene l’MDF è stato ricavato dal processo Medium Density Fibreboard, at plant/RER da cui sono stati eliminati i processi relativi al legno usato modificati i trasporti. Il processo comprende:

  1. i trasporti per la raccolta (attribuiti al processo di riciclo nell’allocazione).
  2. L’energia elettrica per la frantumazione (attribuita al processo di riciclo nell’allocazione).
  3. I materiali Aluminum sulphate, powder, Paraffin e Urea formaldehyde resin (attribuiti al processo di riciclo nell’allocazione).
  4. L’energia termica per la formazione del pannello (attribuiti al processo di riciclo nell’allocazione).
  5. L’azienda che produce il pannello (attribuiti al processo di riciclo nell’allocazione).


Sfalci e potatura

Gli sfalci e i residui di potatura possono essere inviati al compostaggio, seccati e poi inviati all’inceneritore, oppure riciclati per produrre carta o pannelli, oppure inviati in discarica.


Pile a secco esauste

Un processo di trattamento delle batterie allo zinco - carbone e alcalino – manganese è stata creata da A.Zampini nello studio sul Comune di Serravalle, sulla base dei dati forniti da BATREC. L’Unità Funzionale è il peso delle pile trattate in un anno. Nel processo (Riciclo pile a secco esauste (BATREC) che richiama come prodotti evitati il ferromanganese, la zincite (ZnO), il mercurio e lo zinco ottenuti dal riciclo, comprende i seguenti processi principali:

  1. la raccolta delle batterie.
  2. L’acqua di processo.
  3. La vasca di accumulo.
  4. L’energia elettrica per la frantumazione.
  5. La quantità di combustibile per la riduzione dei composti.
  6. I materiali necessari per tale riduzione tra cui il cloruro di ferro, l’acido fosforico, la calce, l’ipoclorito di sodio, il cloruro di sodio, la soda, l’ardesia e il coke, l’acqua ossigenata.
  7. Le emissioni in aria e in acqua.
  8. Il fine vita delle scorie.
  9. Il fine vita degli oli esausti.


Batterie al piombo esauste

Il rifiuto ha come codice CER 16.06.01 ed è un rifiuto pericoloso. Un processo di trattamento delle batterie al Pb è stata creata da G.Olivieri e A.Zampini). L’Unità Funzionale è la quantità di materiali piombosi tratta in un anno. Nel processo (Riciclo batterie Pb esauste (corretto) 2) che richiama come prodotti evitati il Pb e il PP ottenuti dal riciclo, comprende i seguenti processi principali:

  1. la raccolta delle batterie.
  2. La vasca di accumulo.
  3. L’energia elettrica per la frantumazione.
  4. L’energia termica per la riduzione da PbSO4 e PbO Pb metallo.
  5. I materiali necessari per tale riduzione tra cui il ferro, il carbonato sodico e il coke.
  6. La depurazione chimico fisica dei liquidi del bagno.


Oli esausti

Tutti gli oli esausti sono considerati come rifiuti pericolosi: scarti di olio minerale CER 13.02.05, scarti di olio sintetico CER 13.02.05, scarti di olio per circuiti idraulici CER 13.01.13. Il trattamento degli oli esausti è stato considerato dalla tesi di laurea di R. Guido (Trattamento oli esausti 1). Il processo ha come Unità Funzionale 1000kg di olio trattato e considera il coprodotto olio non rigenerato e usato per la combustione (23.4%) la cui allocazione è stata fatta su base economica. Il processo contiene i seguenti processi input:

  1. la rigenerazione (76.4%) (CRigenerazione oli esausti_Bressi) con i quattro coprodotti: olio fresco, additivo per guaine bituminose, gasolio e zolfo puro. L’allocazione è stata fatta su base economica. Tale processo comprende i seguenti:
    1. L’acqua di raffreddamento, di stoccaggio e di rigenerazione.
    2. L’idrogeno, l’azoto, l’acqua demineralizzata, il propano e la soluzione di ammoniaca
    3. L’energia termica ed elettrica per il trattamento
    4. I catalizzatori
    5. L’impianto.
    6. Le emissioni in aria e in acqua.
    7. Il trattamento dei rifiuti pericolosi (inceneritore) e non pericolosi(discarica).
  2. L’energia elettrica e termica per la raccolta.
  3. I trasporti per la raccolta.
  4. Il capannone.

E il seguente processo output:

  1. L’olio inviato alla termodistruzione.


Tubi fluorescenti

Il rifiuto ha come codice CER 20.01.21 ed è un rifiuto pericoloso. Il processo di riciclo che consente di recuperare il 93% dei materiali (il restante 7% viene usato per l’industria edilizia e del cemento) prevede i seguenti processi:

  1. raccolta dei tubi.
  2. Trasporto con un nastro trasportatore alla macchina che separa gli attacchi e gli elettrodi per mezzo di uno speciale bruciatore.
  3. Energia per l’espulsione con aria compressa delle sostanze fluorescenti e del mercurio (coprodotti) che vengono recuperati con speciali filtri.
  4. Energia elettrica per la frantumazione dei tubi che viene usato per produrre nuovi tubi (coprodotto).
  5. Emissioni in aria.
  6. Trattamento degli scarti.


Pneumatici

Il rifiuto ha come codice CER 16.01.03 ed non è un rifiuto pericoloso. Un processo di trattamento dei pneumatici è stata creata da A.Zampini nello studio sul Comune di Serravalle. L’Unità Funzionale è la quantità di materiali piombosi tratta in un anno. Nel processo (Riciclo pneumatici) che richiama come prodotti evitati l’acciaio, la gomma e il PA ottenuti dal riciclo, comprende i seguenti processi principali:

  1. la raccolta dei pneumatici.
  2. L’acqua di processo.
  3. Il macinatore, il mulino, l’impianto di lavaggio, il muletto.
  4. L’energia elettrica necessaria per il trattamento.
  5. L’energia termica per i muletti.
  6. Il capannone dell’azienda.
  7. Il trattamento in discarica per rifiuti non pericolosi degli scarti.
  8. Le emissioni in aria.
  9. L’uso del suolo.


Schede elettroniche

Per le schede elettroniche è stato creato un processo per il recupero dell’oro (studio di Prof. A.M. Ferrari). Un processo con i soli trasporti ed energia per lo smaltimento è riportato da Ecoinvent (Disposal electronics for control units). Il processo ha come Unità Funzionale la quantità di schede trattate in un anno e comprende i seguenti processi principali:

  1. raccolta delle schede.
  2. Energia elettrica per la frantumazione.
  3. Energia termica per la fusione.
  4. Energia per la separazione dei metalli dalla plastica.
  5. Smaltimento della plastica.
  6. Energia per la separazione dell’oro dagli altri metalli che vengono considerati come coprodotti.


CFC

Il CFC viene recuperato.


Recupero delle cartucce da toner

Lo studio sulla SAPI fatto da LCA-lab e Unimore (Prof.ssa Ferrari) ha permesso di fare un confronto tra il danno dovuto alla produzione di una seconda cartuccia originale di HP e il recupero di una cartuccia usata. Il processo di recupero che ha come Unità Funzionale cartuccia recuperata considera i seguenti processi:

  1. la raccolta delle cartucce.
  2. La sostituzione di alcuni componenti con componenti nuovi di cui deve essere creato il processo di produzione o con componenti recuperati da cartucce usate
  3. Le energie necessarie per lo smontaggio, la pulitura, la sostituzione, l’assemblaggio
  4. L’imballaggio.
  5. Il fine vita degli scarti (compreso quello del toner).


BANCA DATI

Inceneritori

-AMSA di Milano

-Monte Malnome di Roma (Rifiuti Ospedalieri)

-ASM Brescia

-Montale (Pistoia)

-Taranto (Rif. Ospedalieri)

-Atessa (Chieti)


Discariche

-ASA di Castel Maggiore(BO)

(Rif. speciali non pericolosi)

-Poiatica (RE)

-Atri (L’Aquila)

-Vibo Valentia (Cosenza)

-Rende (Cosenza)

-Monte di Procida (NA)


Altri impianti

-Impianto di depurazione industriale e biologico(RE)

-Impianto di pretrattamento di RSU indifferenziati di Mondovì

-Impianti di compostaggio di Carpi e di Piacenza

-Impianto di inertizzazione delle scorie

-Impianto di trattamento dei liquidi di laboratorio


Processi di riciclo componenti

-Telefono

-Computer

-Auto (separazione ferro, alluminio, rame e plastica)

-Vetro da monitor

-Lavatrice

-Frigorifero

-Batterie auto

-Schede elettroniche

-Pneumatici

-Rottamazione autoveicoli


Processi di riciclo

-Alluminio

-Rame

-Ferro

-Vetro

-PP

-PE

-PVC

-Argento pannelli fotovoltaici e solari

-Materiali edili

-CFC(recupero)


Trattamento

-rifiuti speciali

-rifiuti pericolosi

-oli esausti


Piano Provinciale della Gestione dei Rifiuti

- Parma

- Rovigo

- Potenza

- Bari


SCELTA DI UN METODO PER LA VALUTAZIONE

Si sceglie IMPACT modificato per tenere conto di:

  • Costi interni
  • Costi esterni
  • Uso dell’acqua
  • Consumo di argento, uranio, ghiaia e sabbia