Introduzione

Da Lca rifiuti.

Il libro nasce da una idea di qualche anno fa dopo aver verificato casualmente l’importanza dell’analisi ambientale fatta con il metodo dell’Analisi del ciclo di vita (LCA), l’interesse degli studenti per l’argomento, i dubbi del mondo scientifico, il disinteresse della Pubblica Amministrazione, la spinta dell’Europa all’applicazione del Metodo.

Lo studio e l’applicazione del Metodo presso l’ENEA cominciò infatti casualmente dodici anni fa, molto tempo dopo il referendum sul nucleare conseguente la tragedia di Cernobyl. Un Capo dipartimento dell’Ente aveva proposto ai ricercatori dell’area bolognese, orfani del reattore ad ossidi misti PEC, già costruito sul lago Brasiamone e chiuso a causa del referendum, di dedicarsi all’ambiente applicando e approfondendo il Metodo dell’analisi del ciclo di vita dei prodotti dei servizi.

La riconversione dal nucleare ad altre attività aveva trovato resistenze a Bologna, da parte soprattutto del gruppo dirigente che continuava ad aspettare un ripensamento politico del Paese, come l’avamposto del deserto dei Tartari. Molti tentativi, come il mio per la progettazione di apparecchiature biomedicali, erano falliti nel timore che il personale non fosse poi disponibile a ritornare alla progettazione nucleare, quando i Tartari fossero ritornati. A Bologna il nucleare aveva formato un gruppo di ingegneria che avrebbe potuto essere convertito ad altre applicazioni, non ultima allo sviluppo dei codici di analisi strutturale in collaborazione con la Francia. Per dieci anni si erano applicate quelle competenze per il progetto di prove per il reattore europeo a fusione, per lo studio del contenitore a prova di attacco missilistico, per progetti senza futuro ora in collaborazione con gli USA. Poco per lo sviluppo delle competenze, se si esclude la creazione di un piccolo gruppo per la progettazione antisismica degli edifici. La parte nucleare dell’ENEA di Roma invece, aveva in gran parte scelto molto prima la sua riconversione all’ambiente. Il risultato di tale scelta fu l’isolamento dell’ENEA di Bologna e la dispersione delle competenze di ingegneria.

Alla proposta di imparare ad applicare il Metodo LCA aderimmo io e altri tre ricercatori, appoggiati in questa scelta dal Capo della Divisione nucleare. Io scelsi di lavorare con gli studenti unendo così l’obiettivo della ricerca a quello della formazione. Subito non mi resi conto delle difficoltà e della complessità dell’applicazione del Metodo, anche se ne compresi subito le carenze del Sistema Italia, per la mancanza di una banca dati e di un metodo di valutazione nazionali. Per aumentare le competenze decisi di applicare il metodo a prodotti e servizi diversi. Partimmo con uno studio sulla produzione di scatole di cartone di una ditta reggiana e poi molti studi riguardarono la gestione dei rifiuti. Mi sembrava che questo dovesse essere il settore di maggiore applicazione dell’LCA: sia perché sapevo che in altri Paesi, come per esempi l’Inghilterra, era il Governo centrale che aveva costruito un software da consegnare alle Contee per scegliere lo scenario di gestione dei rifiuti a minore impatto ambientale, sia perché anche il Governo italiano aveva impegnato le Regioni e le Province a fare un programma per la gestione dei rifiuti (con la nascita degli ATO).

I limiti degli studi presto mi furono evidenti. Bisognava creare un gruppo di lavoro non precario a livello nazionale, o anche solo locale, che unisse le diverse competenze per affrontare i problemi che il Metodo pone: la banca dati strettamente correlata al Metodo scelto per la valutazione del danno ma la più rappresentativa possibile dei processi produttivi e dei servizi, la caratterizzazione del danno definita con la massima scientificità, i criteri di allocazione degli input alla Unità Funzionale, la definizione dei confini del sistema nelle diverse condizioni di studio della vita del prodotto e del servizio, in particolare per quanto riguarda la produzione di materiali ed energie nei processi di riciclo e di incenerimento, la considerazione della variabilità nel tempo dei dati, il calcolo della probabilità del danno e quindi la necessità di disporre di una grande quantità di dati relativi ad uno stesso prodotto o servizio. Ma mi parve presto evidente che non c’era la volontà di farlo. Nell’orgia di mercatismo che alla fine degli anni novanta sostituì la cosiddetta fine delle ideologie, che io invece chiamo la fine dei sogni, anche l’LCA divenne uno strumento per raccogliere finanziamenti. L’importanza era che non andasse a toccare gli interessi costituiti. Le Imprese dovevano essere lasciate libere nella loro lotta per la competitività e anche il ministro che aveva recepito le direttive europee per la gestione dei rifiuti doveva cambiare mestiere.

Così si doveva partecipare ai progetti europei senza avere le adeguate conoscenze del Metodo e, soprattutto, veniva trascurato quel lavoro di informazione sulla utilità e sulla potenzialità dell’uso del Metodo attraverso la sua applicazione ai diversi settori. Si sarebbe voluto applicarlo all’ecodesign dei prodotti industriali e non ci si accorgeva che il bisogno del Paese era soprattutto nel settore della costruzione e della ristrutturazione degli edifici, della gestione dei rifiuti, dei trasporti, dei prodotti agroalimentari. In dodici anni di lavoro io e i laureandi con le nostre conoscenze limitate e con il nostro entusiasmo abbiamo cercato, invece, di affrontare tutti questi problemi e di dare loro una soluzione, pur tra mille dubbi e tanti errori. Sono stati fatti centosessanta studi. L’unico settore finora usato dalla Pubblica Amministrazione è stato quello dell’edilizia. Infatti le competenze acquisite e i lavori eseguiti sono stati usati in due tavoli di lavoro attualmente in funzione e costituiti uno dal Ministero dello Sviluppo Economico e da ISPRA per l'applicazione dell’Ecolabel degli edifici [14] e l'altro dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del Mare per la definizione della Strategia Nazionale Consumo e Produzione Sostenibile (GPP)[15].

Continua invece il silenzio sulla gestione dei rifiuti. Perché? Il dubbio è che il calcolo del danno dovuto alla gestione dei rifiuti vada a interferire con gli interessi delle aziende per il trattamento dei rifiuti che, unendo il capitale pubblico a quello privato, rendono più difficile il loro controllo. Fa paura far conoscere ai cittadini il danno dovuto alle emissioni di un inceneritore o di una discarica? Tuttavia questa è la strada obbligata in una democrazia ed è la stessa che dovrà essere percorsa se si vuole che il cittadino accetti la costruzione di una centrale nucleare sotto casa sua. Si teme che i risultati non siano attendibili? Allora basta creare quel gruppo di competenza stabile che risolva i problemi aperti, come fanno i Paesi che credono ancora in uno sviluppo sostenibile di tutta la popolazione del mondo. Si teme che i risultati contrastino la costruzione degli impianti? Allora basta migliorare la tecnologia di produzione e sviluppare la ricerca per trovare soluzioni alternative. Si teme di dover ridurre i profitti? Per la gestione dei rifiuti basta coinvolgere nelle scelte sia gli utenti che i produttori come è stato fatto per gli imballaggi e soprattutto tenere conto della riduzione dei costi esterni contemporanea ad un aumento dei costi di produzione degli impianti e di controllo delle emissioni. Si teme che la conclusione degli studi sia quella di ridurre i consumi? Un nuovo modello di sviluppo è una scelta necessaria perché i consumi attuali dei paesi industrializzati non sarebbero possibili se estesi a tutta la popolazione mondiale.

La presente pubblicazione on-line è un tentativo per mostrare come la gestione dei rifiuti dovrebbe essere studiata per dare una risposta a tutti gli interrogativi sopraindicati. In particolare vengono indicati i criteri per la costruzione dell’ LCA di un singolo trattamento o di uno scenario di trattamenti (Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti), si spiega il funzionamento dei metodi per la valutazione del danno e le modifiche ad essi apportate dal gruppo di lavoro, si presentano alcune sintesi di casi studio e per ciascuno di questi si presentano i processi creati.

Un tentativo che, per avere successo, deve convincere della propria utilità i potenziali utilizzatori, deve essere approfondito con altri studi, con l’ampliamento della banca dati e con il miglioramento dei metodi di valutazione esistenti e la scelta di un solo Metodo ma che, soprattutto, deve attendere una presa di coscienza dei cittadini del valore che la vita ha per tutti gli esseri viventi del pianeta.

Paolo Neri