Inceneritore per rifiuti ospedalieri

Da Lca rifiuti.

Nell’ambito di una collaborazione tra l’Università degli Studi Roma Tre, Facoltà di Economia, ed ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), sezione PROT-INN, è stata effettuata un’analisi ambientale ed economica, attraverso la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (LCA), dello smaltimento dei rifiuti speciali sanitari a rischio infettivo, conferiti nell’inceneritore dedicato di Roma (proprietà AMA S.p.A.), con il relativo recupero energetico ed il trattamento di fine vita dei residui di processo (scorie, polveri, acque, scarti da manutenzione), destinati a discariche, depuratori e punti di riciclaggio. Scopo dello studio è stato il calcolo dell’impatto che il trattamento di queste tipologie di rifiuti ha sulla salute umana e sull’ecosistema, inteso come l’insieme di specie animali e vegetali e le quantità di risorse naturali necessarie alle varie attività antropiche. Sono state svolte, inoltre, alcune analisi di sensibilità del danno al modificarsi di alcuni parametri, come la riduzione delle distanze tra l’inceneritore e le strutture indicate per lo smaltimento finale delle scorie di processo.

a cura di Zonarelli Federico

Autore della tesi di Laurea: Zonarelli Federico

Relatore: Giovanni Scarano

Correlatore: Paolo Neri

Università degli Studi Roma Tre: Facoltà di Economia, Corso di Laurea in Economia e commercio indirizzo Economia Ambientale

Oggetto dello studio è l’impianto di incenerimento dei rifiuti ospedalieri situato all’interno dello stabilimento AMA di Ponte Malnome, nella parte sud-ovest della città di Roma, in località Ponte Galeria. Il sito confina direttamente con un deposito di idrocarburi dell’AGIP e con la raffineria FINA inoltre, a circa un chilometro di distanza si trova la discarica di Malagrotta, nella quale sono conferiti principalmente RSU, che per volumi trattati è una delle maggiori d’Europa. Risulta evidente come la zona sia sottoposta ad una forte pressione d’impatto ambientale derivante d’attività antropiche. Il nucleo abitativo più vicino si trova a circa 800 m di distanza. La gestione dell’impianto è affidata, dall’anno 2000, ad AMAgest s.r.l., controllata al 100% da AMA. Unico nel Lazio, l’impianto è utilizzato da tutti gli ospedali, case di cura, ambulatori, case farmaceutiche, strutture sanitarie in genere, per disfarsi dei rifiuti sanitari prodotti nella regione, la cui unica forma di smaltimento ammessa è la termodistruzione. L’impianto, entrato a regime nel 1996, è costituito da due linee identiche d’incenerimento con forno a tamburo rotante, aventi ciascuna capacità nominale di 60 t/g di rifiuti con potere calorifico inferiore (pci) pari a 2500 kcal/kg, seguite da due linee di trattamento e depurazione fumi. Nel corso dell’anno 2002, l’impianto è stato soggetto a modiche che hanno portato alla separazione funzionale delle due linee di combustione, così da consentire il loro esercizio contemporaneo con un più elevato fattore d’utilizzazione dell’impianto. Attualmente possono essere trattate fino a 100 t/g di rifiuti, per un massimo annuo di 30000 tonnellate. Nel corso dell’anno 2003 sono stati completati i lavori per la costruzione della sezione per il recupero di calore utilizzato per la produzione di energia elettrica. Per realizzare questo studio, che utilizza i dati relativi all’anno di esercizio 2002, si è supposto che la sezione fosse già in funzione e ci si è basati su stime fornite da AMA per quantificare l’energia prodotta. Nell’impianto sono ammessi al trattamento prevalentemente rifiuti provenienti da strutture sanitarie. Oltre a questi vengono incenerite anche altre tipologie di rifiuti, come prodotti farmaceutici provenienti, oltre dalle strutture private che si rivolgono ad AMA, anche dalla raccolta differenziata ed altre tipologie di RUS (rifiuti urbani pericolosi), come siringhe, provenienti dalle pulizie delle aree pubbliche del Comune. Inoltre sono conferiti, in casi particolari, altri materiali da smaltire obbligatoriamente tramite incenerimento come sostanze stupefacenti e psicotrope ed altri materiali di diversa natura provenienti da sequestri operati dall’Autorità Giudiziaria e materiale a rischio specifico BSE. Nel corso degli anni, a partire dal 1998, le quantità di rifiuti conferiti è sempre andata aumentando.

Analisi del ciclo di vita (LCA) di 1 kg di rifiuti speciali sanitari conferiti nell’inceneritore di Ponte Malnome (AMA S.p.A. – Roma)

Obiettivo dell’LCA

Obiettivo dello studio è la valutazione del danno ambientale e del costo economico del ciclo di vita di 1 kg di rifiuti ospedalieri, conferiti all’inceneritore situato all’interno dello stabilimento AMA di Ponte Malnome (inceneritore con recupero energetico, dedicato prevalentemente a di rifiuti speciali sanitari a rischio infettivo). Naturalmente rifiuto ed inceneritore sono strettamente legati ed il trattamento di fine vita del rifiuto si sovrappone, quasi totalmente, al ciclo di vita della struttura.

Campo di applicazione dello studio

La funzione del sistema

Le funzioni del sistema sono il trattamento di fine vita di rifiuti ospedalieri, mediante incenerimento, ed il conseguente recupero energetico grazie al processo di termovalorizzazione. Sono valutati anche i processi relativi agli smaltimenti finali degli outputs derivanti dall’incenerimento, quindi scorie pesanti, ceneri, polveri, acque di processo e componenti della struttura che, a causa della manutenzione, sono sostituiti.

Il sistema che deve essere studiato

Il sistema che deve essere studiato è il processo d'incenerimento del rifiuto eseguito presso l’inceneritore di Ponte Malnome (Roma), di proprietà AMA S.p.A..

I confini del sistema

I confini del sistema vanno: in ingresso - dal conferimento del rifiuto nell’inceneritore; in uscita - fino alle emissioni nell’ambiente (in aria, acqua, suolo compreso lo smaltimento finale di scorie e polveri). Non è quindi oggetto di questo studio, ciò che avviene a monte del processo d'incenerimento ed in particolare la produzione, la raccolta ed il trasferimento all’impianto dei rifiuti. All’interno dei confini del sistema viene naturalmente considerata la produzione di energia elettrica derivante dal processo di termovalorizzazione.

L’Unità Funzionale

L’Unità Funzionale è 1 kg di rifiuto. L’inventario è stato realizzato però, utilizzando i dati relativi all’intero anno d'esercizio 2002. L’unità funzionale risulterebbe quindi essere la totalità dei rifiuti conferiti nell’anno (13989295 kg). Allo scopo di facilitare possibili confronti, i metodi di calcolo analizzano tuttavia la quantità unitaria, in questo caso 1 kg di rifiuto, che diventa così unità funzionale del processo.

La qualità dei dati

Per lo studio viene utilizzato il codice di calcolo SimaPro 5.0. I dati relativi al processo di incenerimento sono stati raccolti sul campo grazie alla collaborazione con AMA; per ovviare alla mancanza di alcuni dati o alla loro non sufficiente qualità, in alcune parti dello studio si è proceduto a stime ed in minima parte a dati provenienti dalla letteratura, riportati comunque nella sezione “inventario” (paragrafo 5.2). Per rappresentare i processi relativi ai trasporti, all’energia elettrica, all’energia termica, alla produzione dei materiali costituenti l’impianto, alla produzione di risorse e componenti utilizzati, ai processi di fine vita delle scorie, delle ceneri e dell’impianto stesso sono stati utilizzati i processi presenti nelle banche dati del codice SimaPro5.0 (BUWAL B250, Data Archive, IDEMAT 2001, ETH-ESU 96, Industry data, IVAMLCA3), in aggiunta ad alcune banche dati esterne e consultabili via telematica: I-LCA di ANPA ed Eco-Invent (banca dati svizzera).

I metodi di valutazione

La valutazione degli impatti ambientali è eseguita mediante l’Eco-Indicator, una metodologia sviluppata dalla società Pré (Product Ecology Consultants) per conto del Ministero dell’Ambiente olandese. Questo considera tre categorie di danno, cui sono associate le rispettive categorie d’impatto. Le categorie di danno sono:Human Health, Ecosystem Quality e Resources. Le categorie d’impatto in Human Health sono: Carcinogenics, Respiratory organics, Respiratory inorganics, Climate change, Radiation, Ozone layer, tutte misurate in DALY (Disability Adjusted Life Years). Le categorie d’impatto in Ecosystem Quality sono: Ecotoxicity, Acidification/ Eutrophication e Land-use, misurate in PDF*m2y (Potentially Disappeared Fraction of Plants species) e PAF*m2y (Potentially Affected Fraction). Le categorie d’impatto in Resources sono: Minerals e Fossil fuels, misurate in MJ surplus.

L’inventario

I componenti dell’inventario

Il processo di trattamento presso l’inceneritore prevede lo stoccaggio delle confezioni di rifiuti, che sono poi in seguito avviate, attraverso una precamera di carico, ai combustori composti da due forni a tamburo rotante in acciaio rivestiti internamente di materiale refrattario; questa tipologia di forno permette un miglior trattamento delle parti liquide, che nei rifiuti sanitari rappresentano circa il 30% del volume totale. Alla fine del tamburo rotante, i rifiuti passano nella camera di post-combustione che opera come una camera secondaria di combustione. Le scorie di combustione, raccolte nella parte inferiore della camera di post-combustione, vengono immerse in un bagno d’acqua e depositate in un cassone esterno, per essere avviate allo smaltimento che prevede un processo d’inertizzazione. A questo punto inizia il cammino, ed il trattamento (a secco e a umido), dei fumi effluenti generati dalla combustione dei rifiuti. Il primo trattamento avviene nella camera di post-combustione, dove i fumi vengono denitrificati tramite l’addizione d’ammoniaca. I fumi in uscita vengono convogliati in una caldaia a tubi d’acqua demineralizzata a circolazione naturale. Oltre all’abbassamento della temperatura dei fumi, questo processo permette di recuperare energia termica che, grazie all’installazione di un surriscaldatore ed un economizzatore per la produzione di vapore surriscaldato, viene utilizzata per generare energia elettrica. L’energia così generata viene considerata dal codice di calcolo come un prodotto evitato (avoided products), in virtù del fatto che, se non fosse conseguenza diretta del processo di termovalorizzazione, quella stessa quantità d’energia sarebbe prodotta attraverso le metodologie tipiche che caratterizzano il mix delle energie utilizzate in Italia, con i relativi impatti sull’ambiente. Durante questo processo, le ceneri che si separano dai fumi sono raccolte nella parte inferiore della caldaia ed inviate al trattamento d’inertizzazione e smaltimento. I fumi in uscita dalla caldaia hanno ancora una temperatura elevata e sono quindi posti, durante il passaggio all’interno di una colonna d’attemperamento, a contatto con acqua nebulizzata che vaporizzando riduce la loro temperatura a circa 160° C. Il cammino dei fumi si realizza, in seguito, attraverso il passaggio in un tratto di tubazione dove viene aspirata sia calce idrata per la neutralizzazione dei gas acidi che carbone attivo in polvere per assorbire metalli pesanti, diossine e furani. L’ultimo stadio della neutralizzazione e dell’assorbimento degli inquinanti si realizza con il passaggio dei fumi attraverso un sistema di filtri a maniche. Il particolato (ceneri leggere) che si deposita esternamente ai filtri è raccolto ed unito alle ceneri di caldaia per l’invio al trattamento. Il trattamento ad umido dei fumi avviene all’interno di una colonna che, nella parte inferiore, opera da scambiatore di calore: i fumi sono posti a contatto diretto con una corrente d’acqua che, vaporizzando in parte, li raffredda. Nella parte superiore della colonna si genera una controcorrente fra i fumi e l’acqua di ricircolo, eventualmente addizionata con soda. Questi due trattamenti permettono di ottenere: 1) un raffreddamento dei fumi in modo da condensare microinquinanti(mercurio, PCDD e PCDF) ed altre molecole pesanti (IPA – idrocarburi policiclici aromatici); 2) un completamento dell’eliminazione dei componenti acidi dai fumi, prima della loro emissione in atmosfera; 3) l’eliminazione dell’ammoniaca in eccesso eventualmente presente, impiegata nel sistema d’abbattimento degli ossidi d’azoto (NOx). Lo spurgo della torre viene interamente ricircolato, con l’invio in camera di post-combustione. Dopo il passaggio nella torre ad umido, i fumi vengono espulsi attraverso il camino. Le acque di processo sono convogliate presso un depuratore interno allo stabilimento, ed in parte raccolte ed inviate ad un trattamento esterno. Bisogna in ogni caso rilevare come la quantità maggiore d’acqua in ingresso fuoriesce dal processo sotto forma di vapore acqueo, poiché viene utilizzata per lo spegnimento delle scorie di combustione e per il raffreddamento dei fumi.

Valutazione dei risultati e analisi dei risultati

Fig. 1 - Il diagramma della caratterizzazione del processo di trattamento rifiuti

Dall’analisi dei risultati della caratterizzazione (fig.1) si nota che: In Human Health il danno totale vale 9.06E-7 DALY. La specificazione per sostanze ci dice che è il Cd (cadmio) in acqua, per il 64.76%, il maggior responsabile del danno (cadmio presente per il 77.89% nel processo di Trattamento scorie di combustione e in particolare il 99.93% imputabile a Discarica per rifiuti tossici inclusa nel processo di trattamento scorie), seguito per il 28.54% dal NOx in aria (per il 91.92% imputabile alle emissioni del processo principale). Inoltre, osservando i processi, si ha che il danno è dovuto per il 56.42% al processo di Trattamento scorie e per il 46.47% alle emissioni in aria del processo principale; a tali danni contrasta per il –57% il processo relativo alla produzione di energia elettrica(prodotto evitato). La categoria di impatto, all’interno di human health, su cui il processo di incenerimento produce il danno massimo è Carcinogens (5.60E-7 DALY) dovuto per lo 83.57% al Trattamento scorie e, per quanto riguarda le sostanze, per il 104.7% al Cd (cadmio) in acqua. In Ecosystem Quality il danno vale 0.0419 PDFm2yr dovuto per il 45.69% a Phosphate in acqua (per lo 84.36% in Trattamento scorie e in particolare per il 99.95% in Discarica rifiuti tossici) e per 39.63% a NOx in aria (per il 92.91% nelle emissioni del processo principale). Inoltre il danno è dovuto per il 64.83% al processo di Trattamento scorie e per il 52.72% alle emissioni in aria del processo principale; a tali danni contrasta per il –66.56% il processo relativo alla produzione di energia elettrica(prodotto evitato). La categoria d’impatto che produce il danno maggiore, all’interno di Ecosystem quality, è Acidification/ Eutrophication (0.0316 PDFm2yr) dovuto per il 60.57% a Phosphate (per quanto riguarda le sostanze). I processi che maggiormente influiscono su questa categoria d’impatto sono il Trattamento scorie (56.64%) e il processo principale che comprende le emissioni in aria del camino (49.12%).Il processo relativo alla produzione di energia elettrica influisce invece,per il –33.48%, come danno evitato. In Resources si ha un danno evitato che vale –0.235 MJ Surplus dovuto per il –70.35% alla materia prima crude oil ETH [per il –193.6% in Electricity HV use in I+imports (prodotto evitato) e in particolare per il -95.51% in Residual oil refinery Europe T]. Inoltre il processo che produce il danno evitato massimo è per il –208.8% Electricity HV use in I+imports (energia prodotta). In Energia si ha un guadagno di –2.56 MJ; questo valore rappresenta il bilancio tra le energie consumate da tutti i processi che interessano l’incenerimento, compresi quelli a monte e che riguardano la produzione degli inputs necessari al funzionamento dell’impianto e l’energia che, attraverso la sezione di recupero energetico, viene così prodotta. Il costo è di 0.00358 Euro; questa cifra deriva dal rapporto tra la differenza costi-ricavi ed il numero di kg di rifiuti inceneriti durante l’anno 2002. In quest’anno di esercizio il bilancio ha registrato una perdita pari a 50054 €. Analizzando i solo di costi di gestione relativi all’anno 2002, si ottiene che lo smaltimento di 1 kg di rifiuti costa 0.104 Euro.

Fig. 2 - Il diagramma della valutazione del processo di trattamento rifiuti

Dall’analisi dei risultati della valutazione si nota che: Il danno totale vale 9.09E-5 Pt dovuto per il 117.9% alle emissioni nel processo principale (emissioni in aria), per il 139.5% all’elettricità consumata, per il153.7% al trattamento scorie di combustione e per il –445.1% all’elettricità evitata. Inoltre esso è dovuto a Human Health per il 215%, per il 29.92% a Ecosystem Quality e per il-144.9 % a Resources (danno evitato grazie al recupero energetico).

Analisi di sensibilità

Sensibilità alla riduzione delle distanze di trasporto

Le scorie derivanti dalla combustione, le polveri di caldaia che si generano nel processo di recupero energetico, le ceneri leggere derivanti dal trattamento dei fumi, alcune acque di processo, i mattoni refrattari che ogni quattro anni vengono sostituiti, i fanghi residui del trattamento interno delle acque, sono trasportati in strutture specializzate esterne all’impianto di incenerimento, dove vengono eseguite le operazioni di smaltimento finale. Per realizzare l’analisi si confronta il processo con i trasporti che realmente avvengono, con lo stesso processo in cui s’ipotizza un trasporto medio di scorie, polveri, fanghi, ceneri e mattoni refrattari di 25 km e la depurazione delle acque che avviene totalmente all’interno dello stabilimento di Ponte Malnome, con conseguente eliminazione del trasporto dell’acqua ad un impianto esterno. Il confronto vuole valutare il peso che i trasporti hanno sull’impatto ambientale del processo di incenerimento, nell’ottica d’introduzione di sistemi di gestione che prevedano l’utilizzo di isole ecologiche in cui l’attività di smaltimento, sia preliminare che finale dei rifiuti, si realizzi nel medesimo luogo in tutte le sue fasi. Per brevità si mostrano i risultati della sola valutazione.

Impact category                 Unit    inc. con trasporti      inc. trasporti ridotti
			
Total                           Pt      9,09E-5                 7,84E-5
Human Health                    Pt      0,000195                0,000192
Carcinogens                     Pt      0,000121                0,00012
Respiratory organics            Pt      -5,43E-8                -6,75E-8
Respiratory inorganics          Pt      5,51E-5                 5,23E-5
Climate change                  Pt      1,97E-5                 1,92E-5
Radiation                       Pt      -7,1E-8                 -7,24E-8
Ozone layer                     Pt      -5,27E-8                -5,61E-8
Ecosystem quality               Pt      2,72E-05                2,57E-05
Ecotoxicity                     Pt      1,67E-6                 1,09E-6
Acidification/ Eutrophication   Pt      2,05E-5                 2,01E-5
Land use                        Pt      5,02E-6                 4,5E-6
Resources                       Pt      -0,000132               -0,000139
Minerals                        Pt      -1,01E-5                -1,03E-5
Fossil fuels                    Pt      -0,000122               -0,000129

Tab. 1 - I risultati della valutazione del confronto con riduzione distanze


Dai risultati della valutazione si nota un miglioramento del punteggio in tutte le categorie d’impatto in esame. La riduzione dei valori, sia per quanto riguarda i danni avuti che per quelli evitati, può apparire minima, ma bisogna ricordare che l’analisi è realizzata per un kg di rifiuti smaltito. La diminuzione dei trasporti riduce del 13.75% l’impatto che produce il processo d’incenerimento e l’ipotesi considerata porterebbe inoltre all’eliminazione dei costi relativi (carburante, personale,ecc).

L’inceneritore senza il recupero energetico

Come già evidenziato nell’inventario, il codice di calcolo attribuisce alla produzione di energia elettrica un danno evitato per l’uomo e l’ambiente, in ragione del fatto che la produzione di quella stessa energia, se non avvenisse nel processo di termovalorizzazione, si avrebbe dalla combinazione dei metodi di generazione di energia elettrica utilizzati in Italia. In questa sezione si vuole confrontare il processo di incenerimento rifiuti e termovalorizzazione fino ad ora descritto, con il processo di incenerimento senza produzione di energia elettrica, sostanzialmente per i seguenti motivi: 1) il recupero energetico, fino all’introduzione di apposite norme da parte del legislatore, non era un obbligo; 2) il peso del danno evitato è funzione delle fonti energetiche che concorrono alla produzione di elettricità; se fonti meno inquinanti fossero maggiormente utilizzate, il danno evitato assumerebbe valori diversi, fino ad un valore prossimo allo zero nell’ipotetica situazione di produzione totalmente derivante da fonti rinnovabili (o comunque fonti a basso impatto); 3) nonostante la diffusione e dispersione delle sostanze inquinanti abbia dimensioni planetarie, è sicuramente l’ambiente che circonda la fonte di emissione ad essere, in prima battuta, coinvolto; i luoghi e le persone che beneficiano della produzione evitata di energia elettrica non si trovano in zone limitrofe allo stabilimento, zone che invece sono direttamente esposte agli effetti del processo di incenerimento. Al fine di sottolineare l’importanza dei provvedimenti legislativi introdotti e per offrire un quadro più completo della situazione, si è proceduto quindi allo studio di questo confronto. Si mostrano i risultati della sola caratterizzazione, che offre un’analisi più completa dei risultati specifici, senza sintetizzare i processi in due indicatori

Fig. 3 - Il diagramma della caratterizzazione con il processo senza recupero energetico

Dall’analisi dei risultati della caratterizzazione si nota che: In Human Health si passa da un danno che vale 9.06E-7 DALY(con la termovalorizzazione), ad uno che vale 1.47E-6 DALY senza il recupero energetico. In tutte le categorie d’impatto si ha un peggioramento dei valori: in Respiratory organics (-2.52E-10; 8.25E-10 DALY), Radiation (-3.29E-10; 1.91E-10 DALY) e Ozone layer (-2.44E-10; 1.99E-10 DALY), si assiste al passaggio da un danno evitato ad un danno, anche se i valori sono molti bassi. In Ecosystem Quality si passa da un da un danno che vale 0.0419 PDF*m2yr, ad uno che vale 0.0722 PDF*m2yr. In Resources si assiste nuovamente ad una inversione di tendenza. Da un danno evitato che vale –0.235 MJ Surplus si passa ad un danno che vale 0.257 MJ Surplus, e questo vale per entrambe le categorie d’impatto Minerals e Fossil fuels, che racchiudono appunto le risorse utilizzate per la produzione di energia elettrica. Nella categoria Energia, da un guadagno energetico di 2.56 MJ, si passa ad un consumo di 3.34 MJ per l’incenerimento di 1 kg di rifiuto. Si ricorda che la categoria racchiude tutte le fonti energetiche (combustibili fossili, biomasse, fonti nucleari, ecc.) consumate, o risparmiate, da tutti i processi interessati; sarebbe quindi sbagliato supporre che dall’incenerimento di 1 kg di rifiuto, con il recupero energetico si guadagnino direttamente 2.56 MJ e senza recupero si consumino direttamente 3.34 MJ. Viene però offerto un quadro completo del bilancio energetico derivante dai due processi.

L’inceneritore come produttore di energia

In questa sezione si analizza l’utilizzo dell’inceneritore come centrale per la produzione d’energia elettrica. Il confronto tra produzione d’energia elettrica da combustibili fossili e quella da incenerimento rifiuti, nasce dall’esigenza di voler dare un termine di paragone al peso del prodotto evitato e per offrire una visuale diversa al variegato e complesso comparto della produzione di energia. L’unità funzionale è stata sostituita, inserendo la quantità di energia generata (al netto del consumo per il ciclo termico e delle perdite di trasformazione e trasporto), ed eliminando il prodotto evitato. Per il confronto sono stati prelevati dalla banca dati i processi relativi alla produzione di elettricità in Europa da carbone (electricity UCPTE coal), gas naturale (electricity UCPTE gas), lignite (electricity UCPTE lignite), petrolio (electricity UCPTE oil) e dal mix delle fonti energetiche utilizzate in Europa, comprendente anche l’energia nucleare ed idroelettrica (electricity UCPTE). I processi comprendono, oltre gli impianti, le risorse e le emissioni, anche l’esplorazione per la ricerca di fonti energetiche ed i trasporti; non viene invece considerata, così come non viene considerata nel processo dell’inceneritore, la distribuzione dell’energia elettrica nella rete. I risultati del confronto sono relativi all’impatto che genera la produzione di 1 MJ.

Fig. 4 - Il diagramma della valutazione del confronto con centrali elettriche

Dall’analisi dei risultati della valutazione si nota che: il punteggio finale dell’inceneritore è di 0.000173 Pt per MJ prodotto. Il valore più basso (0.0000957 Pt) viene dal processo che raccoglie la combinazione delle energie prodotte in Europa (electricity UCPTE), tra cui quella nucleare, il cui danno su MJ prodotto è molto più basso rispetto alle altre fonti. Se escludiamo quest’ultimo caso, possiamo osservare come il valore finale dell’inceneritore come produttore di energia, si collochi perfettamente nel range dei valori delle centrali elettriche da fonti fossili; in particolare impatta meno della centrale da petrolio (0.000234 Pt), di quella da carbone (0.000195 Pt) e sostanzialmente eguaglia quella da lignite (0.000175 Pt). Il danno minore deriva dalla centrale a gas (0.000155 Pt); per quanto riguarda le categorie di danno, il processo da incenerimento genera un danno in Human Health (in particolare nelle categorie Carcinogens e Respiratory inorganics), decisamente maggiore rispetto alle centrali tradizionali e che rappresenta il 62.45% del punteggio totale; resources è la categoria a beneficiare maggiormente della produzione di energia da combustione di rifiuti, ciò è dovuto sostanzialmente al risparmio di combustibile fossile, che rappresenta il 27.24% del punteggio totale nel processo di incenerimento, mentre la percentuale sale molto per le centrali elettriche (84.34% per la centrale a gas e valori intorno al 64% per le altre fonti). A parità di MJ prodotto e con i dati a disposizione di questo studio, il danno totale provocato dall’inceneritore risulta essere più basso di molte tipologie di centrali termoelettriche alimentate a combustibili fossili. Bisogna però evidenziare come nella categoria Human Health il valore del danno provocato dall’inceneritore è maggiore rispetto alle centrali elettriche; il maggior beneficio ambientale si ha nel risparmio di risorse naturali di natura fossile, questo porta ad una compensazione del danno totale che rende il processo di produzione di energia elettrica attraverso l’incenerimento di rifiuti meno nociva di alcune tipologie di centrali tradizionali.

Conclusioni generali

Il trattamento, attraverso l’incenerimento, dei rifiuti speciali sanitari a rischio infettivo risulta essere un’attività in sé dannosa; le sostanze emesse dal camino e quelle emesse dalle scorie depositate in discarica provocano danni alla salute umana e alla qualità dell’ecosistema. Ma difficilmente si può sperare che tali azioni siano “benefiche” per l’ambiente con cui l’uomo interagisce; risulta quindi evidente la necessità di dotarsi di strumenti che possano concorre ad una migliore conoscenza delle regole, dei danni, degli effetti che tali processi hanno sull’ambiente e sull’uomo. Ecco perché non si può trascurare il recupero energetico che si ottiene dalla termovalorizzazione dei rifiuti; il confronto tra l’inceneritore con recupero energetico e lo stesso processo senza la produzione di energia, evidenzia bene quale peso abbia il risparmio di fonti energetiche tradizionali (soprattutto combustibili fossili), grazie alla termodistruzione dei rifiuti. Inoltre è possibile intraprendere azioni che migliorino le prestazioni ambientali del trattamento rifiuti, come evidenziato dalla sezione relativa alla sensibilità del danno alla diminuzione dei trasporti. Questo studio di LCA contribuisce a quantificare il danno ambientale prodotto dal trattamento di una tipologia di rifiuti la cui produzione è molto più bassa rispetto ad altre classi di rifiuti più noti. Si vuole inoltre riportare che impianti d’incenerimento simili, per tipologia e volumi trattati di rifiuto, a quello studiato, sono molto rari sul suolo nazionale: ne esistono soltanto altri due.


Bibliografia

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AMA S.p.A.: Rapporti Ambientali Anno 1999 – 2000 – 2001 – 2002.